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I danni del welfare spiegati dai cartoon

Jhonny TestFra i tanti compiti di un genitore rientra la visione dei cartoni animati, che fortunatamente, eccetto alcune punte di politically correct da evitare con decisione, sono rimasto l’unico mondo in cui i buoni sono da esempio e dove da “grandi poteri derivano grandi responsabilità” ed alcuni, con il loro linguaggio adatto ai bambini, riescono ad esprimere anche messaggi complessi. Esempio di questi sono Zigby, una “zebra che vive felice su una isola lontana” come recita la sigla, adatto a bimbi di circa due anni e Jhonny Test, che racconta di un ragazzino monello continuamente sottoposto ad esperimenti dalle due sorelle geniali. Le due serie, in un episodio, hanno narrato una storia quasi identica, da sembrare versioni per spettatori di età diversa della stessa trama.

Il protagonista Zigby o Jonnhy che sia, decide di diventare un supereroe e di accorrere in aiuto degli altri. La cosa funziona con somma soddisfazione del protagonista, ma dopo un po’ la storia prende una brutta piega e il protagonista viene chiamato in soccorso per qualsiasi motivo. Gli abitanti dell’isola di Zigby e quelli della cittadina di Jhonny si rivolgono ai supereroi per qualsiasi motivo, anche banale, tipo salvare gattini o aprire barattoli di vetro, e non per salvare delle vite. Bellissima e molto esplicativa, la scena in cui Jonnhy Test ferma l’ennesimo treno impazzito e sbotta chiedendo ai ferrovieri di dare finalmente una sistemata al traffico, senza aspettare il suo intervento salvifico. I due protagonisti sono esausti non riuscendo più neanche a dormire per le continue richieste d’aiuto. L’ovvia soluzione è che ognuno si assuma le proprie responsabilità. Così Jonnhy simula la morte del supereroe e finalmente i ferrovieri aggiustano il traffico ferroviario e i treni non si scontrano più. In Zigby la soluzione è ancora più radicale: tutti supereroi ovvero responsabili di se stessi. Sicuramente un messaggio positivo e un invito ai bambini ad incominciare a pensare in maniera autonoma ed assumersi le proprie responsabilità.

Ma siamo proprio sicuri che sia un messaggio rivolto esclusivamente ai bambini? Nella figura del supereroe non intravediamo quell’entità invocata da molti italiani per risolvere tutti i problemi? Fuor di metafora, nella figura del supereroe non vediamo lo Stato che tutti accudisce e deresponsabilizza? A volte capita di sentire disoccupati che affermano con veemenza: “È lo Stato che mi deve trovare il lavoro”. Si è ben consci, che la situazione è difficile, però c’è una grossa differenza fra chi aspetta che lo Stato elargisca dall’alto, come un vecchio sovrano che distribuisce prebende ai propri favoriti e chi non aspetta e si muove, anche sbagliando. Il rischio di una mentalità deresponsabilizzante è evidenziata in forma eccelsa dai due cartoni animati: le persone si fermano e lo stato-supereroe impazzisce. È giusto tutto ciò? Oggi, gli individui raramente pensano a tutelarsi, tanto in caso di licenziamento c’è lo stato-mamma che provvede con cassa integrazione e prepensionamenti e per la vecchiaia c’è l’Inps. Normalmente quegli stessi individui avrebbero sottoscritto una pensione privata o investito in altro, ottenendo anche nelle peggiori dell’ipotesi, più di quanto possa garantire lo stato a parità di soldi versati. Altro aspetto negativo del welfare state è l’uccisione dei vincoli familiari e di vicinato. Ai bambini diamo dei bei messaggi sulla responsabilità, ma sarebbe utile che anche gli italiani adulti ritornassero ad essere responsabili.

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di on 24 giugno 2013. Filed under Dibattiti. You can follow any responses to this entry through the RSS 2.0. You can leave a response or trackback to this entry

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