Widgetized Section

Go to Admin » Appearance » Widgets » and move Gabfire Widget: Social into that MastheadOverlay zone

Ode laica al vescovo sviluppista che invoca la crescita

Monsignor Cesare Nosiglia, arcivescovo di Torino, nel suo discorso del 1° maggio ha scandito l'urgenza: ritrovare produttività e competitività dei territori. Una grande lezione liberista, da un uomo di Chiesa

torino“I mali dell’Italia e di Torino si curano in un solo modo: tornando a crescere dal punto di vista produttivo, ma anche nella consapevolezza che questa crisi ha radici profonde e culturali”. Il messaggio dell’arcivescovo di Torino, mons. Cesare Nosiglia, in occasione del Primo Maggio può sembrare scontato, ma non lo è affatto in un periodo in cui vanno di moda pauperismo e dottrine della decrescita che auspicano il ritorno ad un’economia tribale. Il religioso molto più lucidamente di tanti politici pone l’accento su una crescita “produttiva”, una di quelle parole che fa rima con concorrenza e libero mercato: “Diventa essenziale stimolare e premiare il contributo delle persone all’innovazione e al miglioramento della qualità, non solo dei prodotti, ma anche dell’ambiente in cui opera l’impresa. Occorre mobilitare e valorizzare al massimo livello le energie positive e la propositività di ogni attore coinvolto, sia esso un centro di ricerca, un’università, una piccola o una grande impresa, in uno sforzo comune per l’innovazione e la competitività dell’intero sistema territoriale”. Produttività e competitività, parole che difficilmente avete sentito dire da un sindacalista o da una milionaria rockstar dal palco del Concertone di piazza S.Giovanni.

Mons. Nosiglia, quasi citando Schumpeter e la sua “distruzione creatrice”, ricorda che “lo sviluppo va inteso in un’accezione completa e anche innovativa rispetto al passato, pur riconoscendo che la storia del nostro territorio è profondamente connotata dalla cultura manifatturiera”. Può sembrare banale, ma affiancare il lavoro a concetti come innovazione e produttività è qualcosa di rivoluzionario perché lega la sua esistenza alla crescita e allo sviluppo economico, non ad un diritto astratto garantito dallo Stato. Sfata l’ingenuo pregiudizio che basti decretare una legge per trasformare un desiderio in realtà. L’arcivescovo centra uno dei problemi fondamentali dell’economia italiana: se il lavoro dipende dalla produzione, l’eccessiva tassazione su chi produce ricchezza diventa un ostacolo al lavoro. Se lo Stato sottrae ricchezza a chi è produttivo per spenderla in scopi non produttivi ammazza il lavoro. Il datore di lavoro e il dipendente sborsano una quota di tasse maggiore della retribuzione stessa: lo Stato fa pagare per ogni assunzione una “multa”, una sanzione, maggiore del salario.

torino

Joseph Schumpeter

Non sorprende in quest’ottica sviluppista che mons. Nosiglia non consideri gli imprenditori come “sfruttatori degli operai”, ma lavoratori “impegnati a rispondere a una vocazione straordinaria che richiede passione, ma anche sostegno da parte di tutti. La solitudine vissuta nei momenti di difficoltà risulta anche per loro, come per tanti lavoratori in mobilità o in cassa integrazione, un’ulteriore motivo di scoraggiamento ed è per questo che l’attuale Festa dei Lavoratori deve connotarsi con l’impegno di stringersi gli uni agli altri perché nessuno rimanga solo nella fatica e nella ricerca di soluzioni ai problemi”. Concetti che fanno parte della tradizione cattolica, ma che suonano piacevoli e familiari anche alle orecchie di un laico, forse anche ateo, purché non socialisteggiante

Condividi questo articolo!

[wpca_cookie_allow_code level="4"]
[/wpca_cookie_allow_code]
di on 2 maggio 2013. Filed under Dibattiti. You can follow any responses to this entry through the RSS 2.0. You can leave a response or trackback to this entry

Lascia una risposta

L'indirizzo email non verrà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *