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Non solo Val d’Aosta. Tutto il Nord insegue l’autogoverno

L'Union Valdôtaine ha stravinto, e all'opposizione c'è una sua costola di sinistra. Ma i segnali si spandono ben oltre: dal Trentino al Veneto alla Lombardia, lo sfacelo a base di tasse e spesa pubblica solleva una speranza. Autodeterminazione

UV_UVP«C’è qualcosa di nuovo oggi nel sole, anzi di antico». È vero che una vittoria dell’Union Valdôtaine nella più minuscola regione italiana non rappresenta certo una notizia, e al tempo stesso questo risultato presenta qualche tratto inedito, che suggerisce riflessioni valide anche fuori della Vallée. Alcuni dati usciti dalle urne ad Aosta, in effetti, meritano qualche commento: e non ci si riferisce tanto al crollo del Movimento Cinque Stelle (significativo qui come altrove) o alla disfatta del centro-destra locale, dal momento che i comportamenti elettorali di questa piccola area alpina dicono ben poco sulla tenuta o meno delle forze nazionali. Il dato più singificativo è un altro ed è che ormai la politica valdostana appare caratterizzata da logiche proprie, che poco hanno a che fare con quanto succede altrove. Il partito tradizionalmente egemone, l’Uv, ha ottenuto la vittoria al primo turno (insieme al suo alleato Stella Alpina), mentre l’opposizione è stata egemonizzata da una costola di sinistra dell’autonomismo: quell’Union Valdôtaine Progressiste sorta a gennaio e divenuta in pochi mesi la forza principale dello schieramento di sinistra. La Valle, insomma, ha ormai un sistema politico tutto particolare, che vede autonomisti moderati contrapporsi ad autonomisti di sinistra.

La lezione è che un po’ ovunque stanno venendo meno i riferimenti tradizionali – tanto della Prima come della Seconda Repubblica – mentre la stessa protesta grillina sta perdendo peso. E in questo quadro generale non sorprende che nelle aree più tradizionalmente legate a identità forti e “di confine” ci si indirizzi verso la rivalorizzazione della propria capacità di autogoverno. Il progressivo distacco del sistema politico di Aosta da quello di Roma potrebbe, in altre regioni, produrre risultati analogamente clamorosi. In autunno si voterà anche in Trentino e in Sud Tirolo, dove si annunciano sorprese perfino superiori a quelle registrate ad Aosta. Nei prossimi giorni, a Trento, si terranno importanti appuntamenti dedicati a un raffronto tra Catalogna e Trentino, ma soprattutto in Tirolo sta entrando in crisi il compromesso basato su una forte autonomia (anche finanziaria) indipendenciaunita alla rinuncia a ogni pretesa indipendentistica. Ora che l’Italia sta perdendo quota e che l’Austria, invece, conosce una fase economica assai migliore, l’aspirazione dei tirolesi a ricongiungersi con i propri compatrioti a Nord del Brennero cresce in maniera vistosa, come si è visto in occasione dell’ultimo raduno degli Schützen.

Lo stesso voto delle altre regioni settentrionali è significativo. La Lega ha perduto voti un po’ ovunque: da Treviso al Lecchese, da Brescia a Vicenza, e via dicendo. Il progetto macroregionale varato da Roberto Maroni è fumoso e di difficile realizzazione, dato che esigerebbe un assenso romano. L’ipotesi poi di una Lega “tosiana” che cerca di presentarsi come un normale partito di centrodestra orientato al buongoverno non ha alcuna possibilità di successo. Il segnale è chiaro: o la Lega intercetta la voglia di autogoverno annunciato pure dal voto valdostano e annuncia un progetto forte di taglio “catalano” (prendendo le distanze da ogni populismo ridicolo e da ogni razzismo anti-immigrati), oppure il salasso elettorale dell’ultimo week-end sarà solo il primo di una lunga serie. Nella crisi delle ideologie e nello sfacelo di un sistema economico schiacciato da tassazione e spesa pubblica, è comprensibile che ci si orienti verso soluzioni più nette e caratterizzate, che siano capaci di convincere e di ridefinire l’agenda politica. Proprio nel Veneto del sindaco Tosi, d’altra parte, si potrebbe presto tenere un referendum consultivo avente a tema l’indipendenza e gli effetti politici che ne deriverebbero sarebbero dirompenti.

Intanto, qualche ora prima che si aprissero le urne, il presidente della Lombardia ha finito per firmare la sottoscrizione lanciata da un comitato di cittadini (CoLoR44) per avviare anche in questa regione un processo di autodeterminazione simile a quello che ha mosso i primi passi in Veneto. Pure a Milano, ormai, cresce la voglia di un Artur Mas.

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di on 29 maggio 2013. Filed under Politica. You can follow any responses to this entry through the RSS 2.0. You can leave a response or trackback to this entry

5 commenti a Non solo Val d’Aosta. Tutto il Nord insegue l’autogoverno

  1. Orso Mannaro Rispondi

    28 maggio 2013 at 12:41

    Come ho sempre detto e pensato Maroni ha voluto dar credito al demenziale progetto tosiano di italianizzare la Lega. Nonostante la Waterloo delle politiche (in Veneto Tosi ha perso il 66% dei consensi) ha preferito deviare altrove le responsabilitá nominandolo addirittura vice-segretario. Ed oggi le amministrative puniscono nuovamente la linea politica tosiana, quella delle epurazioni a chi non si faceva appicicare addosso il tricolore. Un insano progetto che voleva proiettare la Lega nel baraccone dei partiti italiani, sventolando il tricolore e fischiettando la marcetta di Mameli, tutti uniti, a spese della Padania peró. Ignorare l’enorme spinta separatista dei popoli Padani che di roma e della colonizzazione da aprte di questo paese da barzelletta buono solo a chieder soldi, ne hanno la nausea come il sottoscritto, é quantomeno da miopi. Se Maroni vuole trascinare a fondo se stesso e ció che resta del Movimento, non ha che da proseguire sulla via tosiana, magari abolendo anche formalmente (oltre che nel linguaggio e nei fatti)l’articolo n.1 dello statuto e alle prossime politiche, la Lega MTV prenderá il benservito definitivo. Poi Tosi e soci potranno riunirsi alla bocciofila, emuli di Gianfranco Fini, brindando all’unitá d’italia, a Napolitano e magari al Cadorna.
    Lega o non Lega, la secessione verrá da sé proprio a causa della falsa unitá di questa repubblichetta fondata sul nostro lavoro, quello dei padani, che come ringraziamento abbiamo sempre avuto un trattamento da sudditi e da evasori proprio dai parassati che ci succhiano il sangue. La storia non perdona, il tempo é sempre galantuomo.
    Padania Libera.

  2. gabriella di sant' angelo Rispondi

    29 maggio 2013 at 09:50

    La Lombardia-veneto e Piemonte si devono gestire da soli

  3. feli Rispondi

    30 maggio 2013 at 19:22

    d’accordissimo con Orso Mannaro

  4. Sergio Rispondi

    31 maggio 2013 at 17:05

    Sottoscrivo quanto ha detto Orso Mannaro, aggiungo che noi padani ci sentiremo liberi solo con l’indipendenza dall’Italia e quindi questo deve essere l’0bbiettivo della Lega come da statuto.
    Padania Libera.

  5. Oliviero Olivieri Rispondi

    1 giugno 2013 at 16:20

    Piemonte, Lombardia e Veneto si devono gestire da soli. In un modo o nell’altro ma presto.

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