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Il Nord a volte è al di là dell’Atlantico

americaPartiamo da qui. Un piccolo, ma per noi decisivo, restyling grafico, dopo due mesi e mezzo di Intraprendente. Tra cui questo spazio tangenziale, uno sfogatoio così personale da ambire ad aprire canali non battuti con i lettori, oltre l’isteria del notiziario e del punto di vista apparecchiato in diretta. Una regolata ai blog, e soprattutto una loro denominazione, era imprescindibile.

Il NordAmericano, allora. Boutade opinabile, come del resto tutto quello che trovate zigzagando qui, in un giornale d’opinione. Qualche paletto di realtà c’è, però. E allora vorrei condividerlo con voi. Il Nord, per dire, non è mai stato un punto cardinale, né in fase di ideazione, né in fase di fattura, per L’Intraprendente. Né d’altronde un catino meramente geografico, ma un tessuto umano, imprenditoriale, d’idee e di azioni, una scaletta di priorità, anche, la crescita e il contrasto al gigantismo di quella Bestia spesso acefala che è lo Stato, proprio ora, proprio in tempo di crisi e di austerità contrabbandata come dogma. Il Nord è l’impresa e il lavoro e l’energia e il diritto individuale, e in questo senso può esserci Nord anche in Sicilia, certo, anzi è esattamente quello che auspichiamo.

Vien da sé, allora, il resto. Vien da sé quella bandiera, che qui abbiamo voluto piazzare in home page come vessillo del nostro personale 25 aprile, prendendoci insulti dagli estremi opposti, dai nostalgici rossi e neri, il che non ha fatto che rinforzarci nella nostra convinzione. La bussola, anche per l’ultimo capannone della Valtellina, è idealmente al di là dell’Atlantico. È un modo di condividere lo spazio pubblico, che poi consiste nella sua perenne limitazione, è una sana, spensierata allergia agli ideologismi, è l’abc liberale non teorizzato, vissuto ad ogni passo per la strada, è anche un common sense ovvio, di un’ovvietà rinfrancante, per cui le tasse sono una stortura, probabilmente necessaria, certamente da contenere il più possibile, i consumi sono i consumi e i fondamentalismi sono da combattere. Un’insalatona? Sì, certo, l’insalatona liberale. Noi guardiamo al Nord, luogo dell’energia e dell’impresa, con l’ottica americana, dell’individuo e sì, del diritto «al perseguimento della felicità», sublime perla della Dichiarazione d’Indipendenza che non troverete in nessuna Costituzione europea, vecchia e stanca, tantomeno in quella che Benigini ci spaccia come la più bella del mondo, quella italiana, che in realtà è un concentrato di anacronismi e di storie sconfitte. Ma questo, è altro tema. Uno dei tanti, che proveremo a sviluppare qui, al di qua dell’Atlantico, nel nostro Nord.

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di on 3 maggio 2013. Filed under Blog. You can follow any responses to this entry through the RSS 2.0. You can leave a response or trackback to this entry

Un commento a Il Nord a volte è al di là dell’Atlantico

  1. renato Rispondi

    21 agosto 2013 at 09:28

    Ho dato uno sguardo anche agli altri articoli (p.e. Risposta/C’interessa la ragione di stato….del 16 u.sc.) e mi pare che si usino tante parole per dire poche cose. Questo compiacersi della propria cultura letteraria e della facilità di esposizione porta sovente ad arzigogolare e a non vedere più in là del nostro naso. Il vecchio adagio “parla come mangi” dovrebbe guidarci nelle nostre esternazioni mirate e concedere poco all’arte oratoria o dello scrivere. Si parla con disinvoltura di liberale e liberismo. Qualcuno va a ravanare nel proprio bagaglio culturale scolastico nel tentativo di rendere più credibile il suo pensiero, scomodando Heidegger, e via dicendo. E’ interessante notare che oltre atlantico c’è chi guarda con interesse a certe costituzioni europee (non a quella italiana) che, secondo loro, che non sono dei sempliciotti, sarebbero da prendere ad esempio in molti contesti della loro vita quotidiana. Dire che il liberale preserva l’individuo dalla collettività mi pare fuorviante. In una comunità che ha deciso di con-vivere e si è data delle regole accettate da tutti un certo liberalismo anarcoide è fuori luogo. Mi pare sia più corretto dire che la comunità viene prima di tutto ma che al suo interno ogni individuo ha il diritto di esprimere il suo parere e vedere garantiti i suoi diritti, dopo che ha assolto i suoi doveri. Piero Gobetti, pur giovane ed inesperto, non si lasciava andare a certe dichiarazioni. Luigi Einaudi non era quell’egoista liberale (o liberista?) che taluni dipingono e certe sue proposte ed iniziative comunitarie lo stanno a dimostrare. Passando ad altro e ringraziando dello spazio concessomi, desidero esprimere solidarietà ad Oneto, non tanto per un suo articolo in particolare, ma per la genuinità e veridicità della sua posizione riguardo alla questione sociale e politica che ci attanaglia in una morsa letale.

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