Widgetized Section

Go to Admin » Appearance » Widgets » and move Gabfire Widget: Social into that MastheadOverlay zone

Così se ne va un artigiano del Nord che aveva creduto a Grillo

Un piccolo imprenditore ligure si è dato fuoco. Aveva chiesto aiuto al leader del Movimento 5 Stelle. Scavalcate le strumentalizzazioni (tristi) è la spinta per pesare quanto fatto dai grillini: il nulla

Beppe

Un imprenditore si è dato fuoco davanti a una trattoria di Vado Ligure, Savona. Ed è già il simbolo più chiaro e drammatico della crisi, politica oltre che economica, delle speranze deluse e dell’assenza di una prospettiva. Artigiano edile, 47 anni, era disperato. Si era rivolto a Beppe Grillo, all’indomani della sua inaspettata affermazione elettorale. Era arrivato fin sotto la sua villa, con il suo motocarro Ape. Di fronte ai reporter aveva raccontato le sue vicissitudini. «Ci sono dei problemi che riguardano il lavoro – aveva dichiarato alla telecamera di Repubblica Tv – non si riesce più a lavorare così. C’è troppa burocrazia, troppe cose. Io non posso più permettermi una segretaria, devo sbrigare tutto io. Io ho fatto la terza media: fin dove arrivo, arrivo… poi però arriva il momento che non ce la fai più e crolli. Io ho votato Grillo. Sì, ho votato Grillo. E spero di non essermi sbagliato, come nel 2008, quando avevo votato Silvio». Era andato a casa di Beppe Grillo per chiedere «un consiglio», sui problemi «Della mia azienda, ma non solo della mia azienda». Alle telecamere di TgCom24 si era detto disposto a sottoporsi «ad un controllo fiscale, da quando sono nato ad adesso. Servono tre o quattro persone, finanzieri. In due giorni penso che controllano tutto. Se ho sbagliato qualcosa son qua per pagare. Non coi soldi, perché non ne ho. Però, loro, i politici, vecchi e nuovi, devono fare altrettanto. Alla luce del sole».

Parole di un imprenditore come tanti. Oggi la crisi fa pagare il conto soprattutto a loro. E loro hanno dato il voto, in massa, soprattutto al Movimento 5 Stelle di Beppe Grillo. Sperando che fosse il nuovo, un partito che agisse alla luce del sole. Il suicidio dell’artigiano edile è avvenuto a soli 80 giorni dalle elezioni. Troppo pochi per subire una delusione? Forse sì. Ma abbastanza per capire che piega sta prendendo il nuovo Parlamento, il nuovo governo appena insediato e anche lo stesso Movimento 5 Stelle, che ha conquistato il cuore e la mente del 25% degli italiani per fare nulla. Il nulla più assoluto. Il nulla ripreso e ritrasmesso in rete con i collegamenti in streaming. Poteva fare qualcosa? Molto. Il movimento di Grillo si è trovato nella rara, preziosa, privilegiata posizione di ago della bilancia. Avrebbe potuto dettare le condizioni a un governo Bersani, partecipare alla trattativa (e chiedere molto in cambio) per l’elezione dei presidenti delle due Camere, negoziare (e chiedere ancora di più in cambio) per l’elezione del Presidente della Repubblica. Il Movimento 5 Stelle si trovava in una condizione in cui avrebbe potuto avere voce in capitolo in tutte le istituzioni italiane. Invece ha mostrato crepe al suo interno (per il voto a Pietro Grasso), assoluta impreparazione politica (nel dialogo con Bersani) e una prova di incredibile inefficienza nella scelta del candidato alla Presidenza della Repubblica: 8 giorni per stabilire i risultati delle “quirinarie”, con poche decine migliaia di voti raccolti. Il tutto in streaming, alla luce del sole.

Ma se il Movimento 5 Stelle si muovesse bene nelle remote stanze del potere, se realizzasse il programma che ha promesso, i milioni di imprenditori, artigiani, partite Iva che lo hanno votato, per sopravvivere, risolverebbero i loro problemi? L’artigiano edile ligure che non ce l’ha fatta lamentava troppa burocrazia e troppe tasse, nessuna possibilità di permettersi lavoratori salariati. Il Movimento 5 Stelle promette più rigidità nel mondo del lavoro, con l’abolizione della Legge Biagi. Senza quella norma, che ha introdotto almeno un minimo di flessibilità in uno dei mercati del lavoro più ingessati d’Europa, un imprenditore non potrebbe assumere nessuno. Dovrebbe letteralmente sposare i suoi dipendenti. Burocrazia: il Movimento 5 Stelle, nel suo programma, ne propone una valangata in più. Servizi, scuola, sanità e banche da nazionalizzare completamente. E una volta che tutto questo bendiddio sarà nelle mani dello Stato (come già lo è al 90%) chi vuoi che li gestisca se non dei burocrati? E i controlli su tutte le leggi a tutela dell’ambiente, sul risparmio energetico, i numerosi divieti che il Movimento vorrebbe introdurre sulla proprietà delle società, chi li implementa se non altri burocrati? Reddito di cittadinanza: chi lo elargisce e chi decide il beneficiario, se non una nuova burocrazia? E con quali soldi si pagherebbe tutto questo? Basta risparmiare su qualche F-35 in meno, o con la riduzione degli stipendi dei politici? Con una spesa pubblica che è già superiore al 50% del Pil e un debito pubblico arrivato al record di 2034 miliardi di euro? I soldi con cui si pagherebbe il programma di Grillo non possono che essere sempre gli stessi: quelli dei contribuenti. Oggi parliamo di una tragedia individuale: quella del suicidio di un artigiano edile, schiacciato dalla crisi e dallo Stato. Domani, se Grillo dovesse mantenere le sue promesse, piangeremmo una tragedia collettiva: quella del suicidio di un Paese.

Condividi questo articolo!

[wpca_cookie_allow_code level="4"]
[/wpca_cookie_allow_code]
di on 20 maggio 2013. Filed under Attualità. You can follow any responses to this entry through the RSS 2.0. You can leave a response or trackback to this entry

2 commenti a Così se ne va un artigiano del Nord che aveva creduto a Grillo

  1. peter46 Rispondi

    21 maggio 2013 at 16:04

    Stefano Magni…forse,a mio parere e solo a mio parere,forse…sarebbe da non dare ‘troppo’ a questa notizia.Qualcuno potrebbe chiedere che si vada a “riascoltare”l’intervista del povero ‘imprenditore…e magari, forse,colui che aveva negli anni precedenti ricevuto il SUO voto ed era stato(o chi per Lui) reso partecipe dei problemi…avrebbe con l’infinitesima parte di ciò che le “gentili signorine”hanno ricevuto,o con l’infinitesima dell’infinitesima,parte ricevuta dal Tarantini,altro che “aiutato” a risolvere i problemi del Signore in questione.Anche se non ha chiesto danaro:ha fatto quel che ha fatto perchè per poter dilazionare i 2-3000 euro di equitalia o chi per lei, non aveva gli 800 euro di contante necessari per avviare la pratica…e nessuno lo ha voluto ascoltare,in ultimo Grillo.

  2. peter46 Rispondi

    21 maggio 2013 at 16:07

    Per la seconda parte,critiche ai “dogmi”grillini,sono daccordissimo con l’articolo….Che non si sia pensato il contrario.

Lascia una risposta

L'indirizzo email non verrà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *