Widgetized Section

Go to Admin » Appearance » Widgets » and move Gabfire Widget: Social into that MastheadOverlay zone

Cosa c’è dietro la crescente voglia indipendentista in Lombardia

BraveheartQuando il 23 marzo scorso, all’Hotel Admiral di Milano, fu presentato il progetto di CoLoR44 (Comitato Lombardo Risoluzione 44) pochi avrebbero immaginato che, in solo due mesi, quell’iniziativa avrebbe attratto a sé tanto interesse. Eppure oggi si può dire che, nonostante la modestia delle risorse, grazie al sito www.color44.org e ad alcuni gruppi Facebook un primo nucleo trasversale stia prendendo corpo: avvicinando persone, partiti e realtà che – anche da posizioni politiche contrapposte – intendono far crescere quel progetto che intende condurre all’autogoverno della Lombardia. Ma in cosa consiste, precisamente, l’iniziativa avviata da CoLoR44? L’idea è semplice e punta a replicare anche nel contesto lombardo il processo che è stato avviato in Veneto il 28 novembre del 2012, quando è stata approvata quella Risoluzione 44 che impegna il presidente della Consiglio regionale, Clodovaldo Ruffato (del PdL), e il presidente della Giunta, Luca Zaia (della Lega), a promuovere l’autodeterminazione dei veneti. È proprio a seguito di tale decisione politica, appoggiata dal centro-destra come da Rifondazione comunista, che è stata istituita una commissione giuridica cui è stato affidato il compito di indicare il percorso più adeguato per arrivare a un referendum consultivo sull’indipendenza della regione.

Il Veneto ora fa scuola anche a ovest del lago di Garda? Pare proprio di sì. Quando a fine marzo CoLoR44 mosse i primi passi l’avvio era stato positivo, ma tutti sapevano quanto sarebbe stato difficile vincere gelosie, resistenze, scetticismi. In quell’occasione i responsabili dei gruppi politici o culturali invitati dal comitato avevano comunque concordemente espresso – pur con toni diversi – l’opportunità di operare concordemente per vedere riconosciuto il diritto dei lombardi a votare in un referendum sull’indipendenza. C’era dunque una moderata fiducia, ma nelle settimane seguenti la risposta ha superato le aspettative, con grande soddisfazione del portavoce di CoLoR44, Vittorino Agazzi. In primo luogo, ovviamente, si sono mossi i leghisti. Al momento attuale non i vertici, ma certamente la base, che in molti casi ha accolto con entusiasmo l’ipotesi di una strada legale, pacifica e democratica (tutelata dal diritto internazionale) verso la piena indipendenza di una popolazione che da troppi anni subisce una vergognosa rapina fiscale. Se in una Lombardia a sé stante ogni lombardo avrebbe gli stessi servizi pubblici attuali risparmiando mediamente 5 mila euro all’anno – ossia, 20 mila euro netti per una famiglia di quattro persone – non c’è nulla di sorprendente nel fatto che oggi vi siano consiglieri di circoscrizione, comunali o provinciali che hanno aderito al progetto, assieme a candidati alle prossime elezioni a Brescia e Cinisello Balsamo, a segretari cittadini del partito (come nel caso di Crema), ad assessori di comuni (Covo, nella Bergamasca) e province (Milano), e via dicendo. Vi sono anche sindaci che hanno già firmato e il loro numero continuerà a crescere

Se sulla spinta della base e soprattutto di quella più idealista la Lega sta sempre più abbracciando il progetto referendario, primi significativi sostegni vengono pure da altre aree. Ormai c’è un interesse crescente per questi temi in una parte significativa del mondo liberale lombardo. L’idea di CoLoR44 affascina fin dall’inizio molti tra i militanti del Tea Party e degli ambienti libertari, come attesta il fatto che una piccola formazione lombardiaschiettamente liberale come Italia Confederata abbia immediatamente abbracciato l’idea. Nelle ultime ore è stata pure resa nota l’adesione di Matteo Dellanoce, che è in lista quale candidato consigliere comunale per il Popolo della Libertà a Lodi. Questo dimostra come la nuova voglia di indipendenza coinvolga senza dubbio Pro Lombardia Indipendenza, il Fronte Indipendentista Lombardia, l’Unione Padana e Terra Insubre (e questo non sorprende), ma sia sempre più capace di rivolgersi a tutti i lombardi: al di là delle sigle e delle appartenenze. L’elettore lombardo di centro-destra in molti casi è favorevole all’idea di una piena indipendenza e questo vale spesso anche per l’area progressista. Non è dunque assurdo prevedere che nei prossimi giorni possano arrivare sostegni e consensi anche da sinistra.

A giudizio di Agazzi e degli altri membri del Comitato, però, ora inizia una fase nuova. I promotori dell’iniziativa si sono autotassati e hanno iniziato a distribuire molte migliaia di volantini informativi e altro materiale, da consegnare a chiunque (gruppo politico e privato cittadino) intenda raccogliere le firme in strada o tra gli amici, con i gazebo o con altri mezzi. Al web, insomma, ora si affiancano i banchetti. L’obiettivo prefissato è di arrivare a coinvolgere una parte significativa della popolazione, creando una massa d’urto che sia politicamente rilevante e che non possa essere ignorata. A quel punto si tratterà, ed è questa la fase ulteriore, di condurre il testo della mozione in Regione: consegnandolo ad alcuni eletti – possibilmente di diversa estrazione partitica – affinché lo facciano il possibile perché possa essere approvato. Ovviamente è necessario che tutti i consiglieri regionali dei diversi gruppi siano contattati, istruiti sul vero carattere dell’iniziativa e, se possibile, coinvolti a pieno titolo nel progetto. Ma la cosa avrà successo se l’iniziativa sarà adeguatamente conosciuta e se si compiranno i passi giusti e al momento giusto.

Una cosa è comunque sempre più evidente: un tema che prima quasi non c’era (quello dell’indipendenza) oggi inizia ad avere un proprio spazio nel dibattito politico lombardo, tornando a suscitare passione. La sensazione è che la crisi economica, lo sfascio della politica romana e un’Europa che presto dovrà fare i conti con i casi scottanti della Catalogna e della Scozia daranno una mano assai significativa ad Agazzi e ai suoi amici.

Condividi questo articolo!

[wpca_cookie_allow_code level="4"]
[/wpca_cookie_allow_code]
di on 20 maggio 2013. Filed under Dibattiti. You can follow any responses to this entry through the RSS 2.0. You can leave a response or trackback to this entry

18 commenti a Cosa c’è dietro la crescente voglia indipendentista in Lombardia

  1. Daniele Roscia Rispondi

    20 maggio 2013 at 08:38

    È prematuro pensare che “sia iniziato” il processo politico di autodeterminazione dei popoli Veneto e Lombardo. Intanto bisogna precisare che non si tratta di un parallelismo fra referendum Veneto/Lombardo con quello Scozzese o Catalano, quelli sono costitutivi e non consultivi. Dubito che i rappresentanti del Consiglio Regionale Veneto “si assumano” la responsabilità di approvare una legge che indica un referendum “consultivo”. Troppo eversivo, per il contesto “itagliano” , la famosa Commissione di verifica ed attuazione del referendum, è un contentino ipocrita e strumentale. Non parlo della Lombardia, dove addirittura ‘non esiste attualmente’ nessuna forza politica che pensi di approcciare l’argomento. Propagandare l’inizio del processo indipendentista, non solo è una velleità da sognatori incalliti, sarei felice di essere smentito, ma costituisce un grave noncumento alla causa. Solo con un lungo lavoro di crescita organizzativa di “un grande movimento indipendentista” , come è successo in Scozia e Catalogna, che possa entrare nei livelli istituzionali e si confronti con i partiti itagliani, può determinare quella svolta necessaria a non illudere, come ha fatto da vent’anni la Lega, la gente lombarda o veneta che si: con il voto del popolo si può cambiare tutto, dalla bandiera alla autodeterminazione.

  2. Alessandro M. Rispondi

    20 maggio 2013 at 13:53

    @ Daniele Roscia. Quanto detto su Scozia e Catalogna non è esatto. In Scozia un accordo tra Salmond e Cameron ha portato a decidere perfino la data del referendum deliberativo: il 18 settembre 2014. Nel caso catalano, invece, purtroppo c’è ancora molta strada da fare, dato che Madrid si mette di traverso e l’azione dovrà essere realizzata contro la volontà del potere spagnolo e correndo tutti i rischi del caso. Bisogna quindi che in Catalogna, così come in Veneto e in Lombardia, ci sia un grande entusiasmo e una forte convinzione che la popolazione vuole costruirsi un futuro e che la libertà è un diritto. Ovviamente, bisognerà vincere i disfattisti, gli invidiosi, i criticoni e quanti pensano che non si possa fare, che non è il momento, che è meglio rinviare ecc. ecc.
    Dopo 20 anni di Lega e di leghisti, però, probabilmente molti sono vaccinati di fronte a tutto questo.

  3. Asterix Rispondi

    20 maggio 2013 at 14:12

    Belle iniziaive, ma purtroppo sogni, se non fuffa che rischia di lavorare per il divide et impera.
    Il 90% dei cittadini padani si sentono “italiani”, anche se quando pensano all'”italia” hanno in mente la realtà in cui vivono loro e di certo non le regioni del centrosud.
    Il lavaggio del cervello fasciocomunista ha fatto effetto: viviamo in terre schiavizzate popolate da gente che pensa di essere quello che non è: “italiana” e soprattutto libera.
    Volenti o nolenti queste piccole realtà dovranno allearsi con la Lega Nord, che rappresenta l’argine più grande contro le rapine fiscali tricolorite.
    A Brescia, per esempio, l’Unione Padana si è alleata con il Carroccio per le prossime comunali.
    Del resto in questi ultimi 20 anni tutte le microleghe e i numerosissimi movimenti costituiti dai fuoriusciti dalla Lega non sono mai riusciti a superare percentuali da prefisso telefonico.

  4. Adriano Rispondi

    20 maggio 2013 at 14:44

    Chiedete sti indipendeza, poi fate i conti con noi. L’intero apparato militare è costituito da meridionali, questure, scuole, università, fabbriche. Noi siamo i vostri vicini di casa, l’amico e il collega di lavoro, siamo il vostro medico curante, l’infermiere, il ragazzo che vostra figlia porta a casa. Siamo le persone solari e distinte che incontrate la mattina in ascensore prima di uscire di casa. Ora, immaginate quest’esercito di persone continuamente offese, derise ed etichettate da stereotipi ignoranti. Immaginateli solo per un istante vostri nemici. Ora avete l’idea di cosa vi aspetta se provate ad alzare la testa!!

  5. Roberto Stefanazzi Bossi Rispondi

    20 maggio 2013 at 15:17

    cosa sarebbe la sua anonimo signor Adriano? una nemmeno velata minaccia? Lei crede davvero che un Popolo anzi i Popoli che vogliono la loro libertà si facciano fermare dalle minacce? ..o vuol già anticipare Lei quel che lo Stato farà per ritorsione? Vorrebbe evocare scenari Balcanici? Veda bene che è appunto Lei ad evocarli…vorrà ben dire qualcosa…

  6. Berghem. Rispondi

    20 maggio 2013 at 15:40

    Unione Padana indipendententista??
    Ma se a Brescia hanno bruciato il loro candidato per mettersi con la Lega!!

  7. Lorella Cuccarini Rispondi

    20 maggio 2013 at 16:42

    Non si capisce una cosa: sulla base di quale principio i lombardi hanno il diritto di imporre la volontà sui Bresciani e i Bergamaschi? In altre parole, perché non promuovere un referendum che permetta a Bergamo di ottenere l’indipendenza dalla Lombardia, dopo che questa avrà ottenuto l’indipendenza dall’Italia? E in quel caso, perchè non permettere a Bergamo alta di dividersi da Bergamo bassa, che sappiamo chi delle due paga sempre il conto?

  8. Alessandro M. Rispondi

    20 maggio 2013 at 17:11

    Cara Lorella, Lei ha esposto molto bene (senza saperlo, senza volerlo, senza capirlo) le ragioni della libertà.
    Sembra quasi che abbia letto Renan, Mises, Rothbard oppure Hoppe. L’autodeterminazione dei popoli afferma proprio il diritto dei lombardi a decidere del futuro, lasciando aperta la porta ai bergamaschi – ad esempio – di andarsene con un voto (se lo vorranno), e lo stesso vale per una parte di Bergamo ecc.
    Ha mai visto la cartina dei cantoni svizzeri? Vada su Wikipedia e capirà.
    C’è una bella parola che sintetizza tutto: libertà. Non tutti capiscono questa parola, ma questo difficilmente sbarrerà la strada a quanti vogliono lasciarsi alle spalle le gabbie degli Stati nazionali.

  9. Cesare Rispondi

    20 maggio 2013 at 19:43

    L’indipendenza della Lombardia e della “Padania” può andare a buon fine solo se tutto rimarrà tutto nell’ambito della macroregioni senza collegarsi con Svizzera, Austria ecc.. Altrimenti cadremo dalla padella nelle brace. La storia insegna che quando si chiama lo “straniero” esso si installerà sul nostro territorio e farà il bello e cattivo tempo e così ci “sfrutterà” come fa ora Roma in questo momento.

  10. Vittorino Rispondi

    21 maggio 2013 at 00:27

    @Adriano
    Dal suo post mi sembra che Lei sia:
    1)Disinformato, 2)Stereotipato 3)Offensivo.
    Una persona che si dichiara civile evita di postare questo tipo di commenti.
    Se Lei avesse per caso la benchè minima voglia di informarsi, vada a vedere i percorsi legali di Color 44 e Risoluzione 44, per provare a capire che quanto Lei afferma con tanta veemenza è profondamente sbagliato.
    Si informi, (e con Lei tutti gli altri) Cordiali Saluti.

  11. Guido Borghi Rispondi

    21 maggio 2013 at 00:33

    Caro Signor Adriano, forse Lei non ha capito bene di cosa si sta parlando. Color44 è un comitato apartitico ed apolitico che mira semplicemente al diritto di voto di tutti i cittadini lombardi per avere la possibilità di decidere per la loro autodeterminazione. Il nord non è meglio del sud, i settentrionali non sono migliori dei meridionali. Semplicemente è il sistema Italia come disegnato 150 anni fa che non ha più senso. Il sud merita di essere molto più di una colonia, con le sue bellezze, con la sua agricoltura, con i suoi porti e con la sua cultura. Il nord merita di essere più di un motore economico che rischia la rovina a causa di una tassazione incredibile e di un residuo fiscale aberrante. Ho per amici persone dell’estremo sud che sono meglio della maggioranza dei settentrionali, e la pensano come noi. Una forma di indipendentismo è secondo molti l’unica via di uscita da uno stato cleptocratico e centralista. Non bisogna distinguere tra un noi e un voi. Abbiamo tutti lo stesso diritto o meglio dovremmo averlo, il principio di autodeterminazione. Ogni stato regione potrà essere un partner per gli altri, chi lavorerà meglio creerà più lavoro ed efficienza, senza distorsioni dannose per tutti. Ognuno col tempo capirà in cosa gli conviene investire e che risorse far fruttare.

  12. marialuisa Rispondi

    21 maggio 2013 at 01:35

    trovo più che logico che la Lombardia lavori per l’autogestione del suo territorio.Questo non per dividere nord e sud ma per poter mettere in pratica i nostri diritti ,i diritti di tutti i lombardi senza distinzioni di città o paesi.

  13. Adriano Rispondi

    21 maggio 2013 at 14:19

    sull’autodeterminazione dei popoli sono in linea di massima d’accordo con voi. Il problema è che storiacamente non possiamo permette a voi di dividere l’Italia. Siete stati voi che ci avete invaso, siete stai voi che ci avete derubato e ridotti ad una colonia. Quando sarà, spetterà a noi decidere il quando e il come.

    • GeertWilders4president Rispondi

      2 settembre 2013 at 15:06

      Noi? Che centriamo noi che siamo nati generazioni dopo il garibaldi (articolo e minuscola voluta per mancanza di rispetto)?
      Abbiamo tutti i diritti per dividere l’italia (altra minuscola voluta) in cui ci ha gettato lui, di cui noi non abbiamo avuto scelta.

  14. CoLoR44 Rispondi

    21 maggio 2013 at 18:06

    caro Adriano . . . lei dimostra proprio quanto lo statalismo cattocomunista ha radicato la sua presenza all’interno della popolazione italiana . . . la nostra iniziativa non è una lotta razziale, ne tantomeno di classe, di religione, di sesso o di quant’altro . . . la nostra è una semplice rivendicazione del diritto dei Cittadini di poter decidere il proprio essere, il proprio fare e il proprio stare . . .
    non è certamente rivolta ai “livorosi” che avanzano rivendicazioni di recupero della lesa identità e ricchezza meridionale . . .
    anche noi siamo stati invasi . . . invasi da una Monarchia che ha tolto a tutti per non dare a nessuno, se non ai poteri centrali, quelle ricchezze distribuite sul territorio italiano . . . invasi da uno stato che non ha fatto altro che pretendere il pagamento di sempre più esose tasse . . .
    noi non rivendichiamo una superiorità nei confronti di nessuno . . . noi non vogliamo “dividerci” da voi . . . noi vogliano un nuovo ordine dello stato . . . una Nuova Italia Federale che eserciti una attività di programmazione ideale . . . e che lasci alle realtà locali, “Stati Federali”, l’esercizio e la realizzazione di questa programmazione . . . realtà che possono essere le attuali Regioni (diventerebbero Stati Federali Indipendenti) Confederate (per libera scelta dei propri cittadini) a costituire una Unione Confederata . . . permettendo ad ogni entità il libero esercizio delle proprie capacità con un controllo “vero” da parte del Cittadino (più piccolo è bello) . . . con una concorrenza in grado di sviluppare le migliori capacità di governo delle singole entità (dal singolo Cittadino, al Comune, alla Provincia) in una struttura effettivamente liberale . . . UTOPIA ? ? ? forse . . . REALTA FUTURA ? ? ? noi ci speriamo ! ! ! !

  15. Alessandro M. Rispondi

    21 maggio 2013 at 18:26

    Marialuisa ha ragione. Le donne la sanno sempre più lunga. La libertà è semplice e comprensibile. Ognuno padrone a casa propria.

  16. Andrea Meloni Rispondi

    28 giugno 2013 at 18:21

    Siete veramante dei pagliacci e con il fatto che vi palesate apartici lo siete ancora di più. Il nord è ITALIA come il centro e il sud.
    Voi non siete il nord siete una minoranza che vive nel loro piccolo mondo antico.
    W l’Italia Unita.
    PS Sono nato a Genova e vivo nell’Appennino Ligure quindi andate a dare del terrone a qualcun altro se volete insultarmi.

  17. Saverio Rossi Rispondi

    28 giugno 2013 at 20:39

    Crescente voglia indipendentista??? Non vi smentite mai….

Lascia una risposta

L'indirizzo email non verrà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *