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Bonometti, una scossa salutare agli industriali bresciani

assemblea_aib_2013Marco Bonometti è il nuovo capo di Aib Brescia e se questa è una non-notizia (oggi l’assemblea s’è limitata a ratificare la decisione della giunta), di certo c’è che, come Guido Lombardi ha scritto sul Giornale di Brescia, questa è una “piccola rivoluzione”. Perché gli industriali, Confindustria insegna, hanno quel vizio lì, a volte: l’esser conservatori. E allora in queste elezioni ci sono almeno un paio di elementi dal sapor d’atipico. Primo: Bonometti negli anni non ha mai nascosto una simpatia per il PdL, in netto contrasto con il tentativo, a tratti esasperato, di apparire (o essere) equidistanti.

Altro elemento di rottura, rispetto al protocollo, è che non sia una dei “vice” dell’uscente Giancarlo Dallera a prenderne il posto. Non bastasse, il neo-eletto già in passato aveva tentato la scalata ai vertici associativi, con scarsi risultati perché lottato dall’establishment. Di fronte inizialmente gli erano infatti stati contrapposti Alberto Volpi e Franco Gussalli Beretta (vicepresindenti del Dallera, per l’appunto), poi ritirati, anche in vista di una possibile sconfitta, per non spaccare ulteriormente l’associazione. Personalità ingombrante, Bonometti fino a una manciata di ore fa era estraneo alla governance Abi, e le aspettative sul suo mandato, proprio per questo, sono altissime. Bresciano del 1954, imprenditore di terza generazione, ha saputo innovare l’ereditata azienda di famiglia, prima specializzata nella produzione di macchine per la lavorazione del marmo, poi, nel ’55 trasformata in Omr (Officine meccaniche rezzatesi), impegnata dunque nelle lavorazioni meccaniche in conto terzi. Con oltre tremila dipendenti e un fatturato di circa 600 milioni di euro, Bonometti, Cavaliere del lavoro dal maggio 2012, ha anche dato vita alla Banca Santa Giulia.

Ha vestito la carica di presidente dei giovani Aib e di vicepresidente dell’associazione e oggi dovrebbe garantire il reintegro di diverse grosse aziende che, uscite dal “gruppo” in polemica, avevano garantito il loro ritorno solo di fronte alla nomina di Bonometti. Un presidente di “rottura”, forse capace di rispondere alla fame di rinnovamento che l’industria (e non solo) chiede.

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di on 27 maggio 2013. Filed under Economia. You can follow any responses to this entry through the RSS 2.0. You can leave a response or trackback to this entry

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