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Tipi da “Fare”/3- Boldrin, un liberal-moralista contro tutti

boldrinIl congresso nazionale di Fare per Fermare il Declino è ormai alle porte: l’11 e il 12 maggio si eleggerà il prossimo presidente del giovane movimento liberale. Michele Boldrin, economista e uno dei primi fondatori di Fermare il Declino, è certamente il candidato più celebre. Con i suoi articoli e interventi televisivi è uno dei principali punti di riferimento dei liberali italiani. Nel suo programma, il Manifesto per Fare, spicca, in primo piano, un codice etico che i futuri aderenti al movimento dovranno rispettare. Un codice basato sui valori di fiducia, sincerità, lealtà e trasparenza.

Ma un codice etico è compatibile con i principi del liberalismo? O non è piuttosto una violazione della privacy e, in genere, un’intrusione nella sfera dei comportamenti personali? «Ah sì? – ci risponde, stupendosi, il professor Boldrin – fa un po’ ridere chi sostiene queste cose, soprattutto se riferite al liberalismo. Il liberalismo nasce da un principio etico: gli individui nascono liberi e con pari dignità, chi esercita il potere statale deve anzitutto renderne conto a coloro i quali glielo hanno delegato volontariamente. Ho dovuto ricordare, anche nei giorni scorsi, la frase kantiana che in un certo senso definisce il moderno uomo libero: “il cielo stellato sopra di me e la legge morale dentro di me”. C’è una confusione fondamentale, qui in Italia: siccome la sinistra si è riempita la bocca di “morale” e siccome la destra è stata guidata da uomini immorali, si è diffusa la convinzione errata che se hai dei principi morali allora sei, per forza, illiberale o comunista. Mi sembra una follia! E’ proprio l’assenza di principi morali e delle regole per farli rispettare una delle cause del declino italiano». Moralità e azione della magistratura, però, molto spesso sono confuse dall’opinione pubblica. Il politico indagato, anche se non colpevole, è comunque un politico bruciato. «Io non so come in Italia si possano dire, tranquillamente, cose di questo genere: in tutti i Paesi normali, avanzati e liberali, quando un politico viene inquisito dalla magistratura e sul suo caso vi sono indizi e prove, si chiedono le sue dimissioni. Se c’è evidenza di un comportamento illegale, magari non sufficiente a provare una responsabilità penale ma tale da indurre forti e ragionevoli dubbi nell’elettorato sui principi etici ed il carattere della persona, quella persona non è più adeguata a detenere potere politico. Questa è la regola adottata in quasi tutti i paesi occidentali. Bisogna rendersi conto che la politica non è un mestiere come gli altri. Si può fare l’avvocato, l’economista, il produttore di giocattoli, il calciatore e tanti altri lavori senza dover rendere conto a terzi della propria morale privata, ma fare il politico vuol dire farsi delegare potere sulla vita degli altri, anche quella privata. Dal momento che ha un potere discrezionale così vasto su di noi, il politico deve realizzare che il suo comportamento morale conta. Quanto conti, lo deciderà l’opinione pubblica. Chi mente, anche sul suo orientamento sessuale, è inadatto a ricoprire una carica pubblica. Come quel senatore del Minnesota (Larry Craig, ndr) che giurava di non essere gay, era alla testa di campagne anti-omosessuali, e poi si scoprì che era gay: non creò scandalo il suo orientamento sessuale, ma il fatto che avesse mentito, che predicasse una cosa e facesse il suo opposto. In un Paese liberale come gli Usa, questo è importante. In Italia si pensa di no. Ma io penso di sì: è importante mantenere saldo un codice etico, altrimenti c’è l’arbitrio».OLYMPUS DIGITAL CAMERA

Fare è stato travolto dalla bufera per la “gaffe” di Oscar Giannino sulle sue lauree e il suo master … E come fare a recuperare la fiducia degli elettori persi? «Io una proposta l’ho fatta: avere un gruppo dirigente vero ed ampio, che sia coerente, che non predichi bene e razzoli male. Lei l’ha chiamata la “gaffe”, ma il problema è quello di un gruppo dirigente, scelto da Oscar, che ha predicato un messaggio mentre ne praticava un altro. Il nostro elettorato credeva ai valori, di merito, trasparenza, responsabilità individuale, che noi predicavamo. Noi avevamo la capacità di dire la verità alla gente, anche se la verità era amara e la gente era disposta ad ascoltarla. E’ per questo che noi abbiamo perso voti: abbiamo predicato bene e razzolato male. E’ umano dire una bugia, tutti lo facciamo, ma quando la cosa è sistematica e coinvolge i collaboratori, la gente che ci crede e sta lavorando con te, diventa una cosa molto più seria. Responsabilità individuale vuole che, quando si sbaglia, si faccia un passo indietro. Giannino il passo indietro l’ha fatto ma il gruppo dirigente che aveva gestito male la campagna elettorale è rimasto abbarbicato al suo posto, invece di cederlo, responsabilmente. Io mi sono indignato: essendo assieme a Sandro Brusco, all’origine di questo movimento, questo comportamento mi è sembrato triste».

Ma gli italiani, adesso, non preferiscono altre forme di ribellione, come il grillismo? «Io penso che il grillismo si sia già esaurito, perché non ha niente da dire. E poi noi non siamo ribellione, siamo cambiamento vero». In queste settimane l’elettorato di centro-destra inizia a pensare di votare di nuovo Berlusconi. Lei pensa di intercettare anche quell’elettore? «Noi dobbiamo cercare di intercettare l’elettorato mobile, che è disperato e va continuamente alla ricerca di qualche punto di riferimento. Adesso rispunta Berlusconi, ma non dimentichiamo che ha perso 7 milioni di elettori e, anche in questo momento, non mi sembra capace di dire molto. Noi dobbiamo cercare di intercettare quei 15-20 milioni di italiani che vogliono davvero cambiare il Paese. Non credo che Fare possa conquistare il voto di tutti, non siamo un partito populista, alla Berlusconi, che promette cose che poi non fa. Noi dobbiamo intercettare il voto della gente che vuol seriamente cambiare il Paese per il meglio. Se riuscissimo a metterci d’accordo e ad avere un gruppo dirigente più coeso (e soprattutto: ad avere un gruppo dirigente) ce la potremmo fare, perché, al momento, nessun altro vuol dire come le cose stanno veramente».

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di on 29 aprile 2013. Filed under Attualità. You can follow any responses to this entry through the RSS 2.0. You can leave a response or trackback to this entry

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