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Tipi da “Fare”/1 – Fabio Ghia, l’ammiraglio che guarda all’Europa “nazione”

fareFare per Fermare il Declino esiste ancora. E questa è la prima notizia. La seconda è che si riunirà a Congresso nazionale l’11 e il 12 maggio prossimi, dopo i congressi regionali che si svolgeranno il 4 e il 5 maggio. Le candidature alla presidenza nazionale sono ancora aperte.

Se pensate che siano tutti intellettuali, pantofolai, immersi solo nelle loro teorie, vi sbagliate. Il primo candidato con cui abbiamo parlato si chiama Fabio Ghia, ammiraglio in pensione (nella riserva dal 2009), con alle spalle esperienze in un mondo molto reale: venti anni di imbarco, ha fatto parte della spedizione di peacekeeping nel Libano, con la squadra navale italiana nei primi anni ’80 e poi, un decennio dopo, a quella in Somalia. «Un’esperienza – ci spiega – che mi è rimasta nel cuore, per come abbiamo abbandonato quella gente, condannandola a una guerra perpetua». Da anni vive in Tunisia, dove è libero professionista: consulente per gli imprenditori interessati al mercato del Paese nordafricano. Fare, solitamente, non si occupa di politica estera. Come mai si è avvicinato a questo movimento? «A gennaio ne sono stato attratto per un commento di Oscar Giannino che ho sentito in televisione. Dopo aver letto le 10 proposte di Fare, mi sono letteralmente innamorato di questo movimento». Anche dopo lo strano caso di Oscar Giannino e dei suoi titoli di studio? «Le ho vissute da marinaio. Quando un marinaio di racconta di aver incontrato un ‘maraccio’ con onde alte 40 metri e un vento a 140 nodi, poi vai a vedere nella realtà e noti che: sì, c’era un po’ di mare mosso».

Fabio-Ghia

L’ammiraglio Fabio Ghia

Che programma intende proporre per una politica estera di Fare? «Non si può ignorare quel che sta avvenendo nel mondo. Perché la crisi che stiamo vivendo può essere sistemata dall’interno, ma le sue cause sono esterne al nostro Paese. Al primo posto della mia agenda metto l’Europa. La gran parte dei sacrifici che stiamo affrontando sono dovute a imposizioni della Banca centrale europea e dell’Ue. Ma l’unica via di salvezza che vedo per la nostra nazione, per tornare ad essere competitivi, è concentrare l’attenzione su questa nuova entità, che noi chiamiamo Unione Europea. Non ha una Costituzione, bocciata dai referendum in Francia e in Olanda del 2009. Pur con il Trattato di Lisbona abbiamo delle direttive, ma non un’entità responsabile per un’amministrazione comunitaria, che possa rispondere nei confronti del mondo esterno e abbia una politica estera e di sicurezza comune. Il primo obiettivo è premere, a livello politico, per realizzare uno Stato unitario europeo, con un suo governo e i suoi confini. Frontiere che, inizialmente, potrebbero benissimo coincidere con quelle dell’eurozona». Non basta una politica estera italiana? «Noi, nel mondo, non esistiamo più. Basta vedere, solo nell’ultimo anno, i pescherecci sequestrati dalla Libia e dalla Tunisia. In Tunisia, in particolare, erano otto anni che non succedeva una cosa del genere. E guarda caso ce le hanno sequestrate con le motovedette regalate dall’Italia». Per non parlare del caso dei marò…

Secondo lei ci vuole più Europa, ma all’interno dell’Italia è sempre più forte la questione settentrionale, una grande regione ricca immiserita dalle tasse imposte da un governo centrale. Lei come l’affronterebbe? «La risposta è sempre in Europa. La problematica che, in questo momento, viene scaricata interamente sulle spalle del Nord, diverrebbe una questione europea. Le decisioni sul welfare e sulla crescita verrebbero prese a livello europeo. Se vi fosse una gestione a livello eurozona, potrebbero essere introdotte nuove proposte di crescita comunitaria, ricostruzione territoriale, infrastrutture, grandi opere». Che Fare? «Fare potrebbe mettersi assieme a chi condivide questo comune desiderio di Europa. Creare una federazione di partiti riformatori, liberali e popolari. Questo per il medio periodo. Nel breve, i 10 punti di Fare per le liberalizzazioni, la riduzione del debito pubblico e della pressione fiscale, possono essere attuati anche immediatamente, con sommo beneficio per tutti noi».

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di on 11 aprile 2013. Filed under Dibattiti. You can follow any responses to this entry through the RSS 2.0. You can leave a response or trackback to this entry

Un commento a Tipi da “Fare”/1 – Fabio Ghia, l’ammiraglio che guarda all’Europa “nazione”

  1. Bruno Camponeschi Rispondi

    10 luglio 2014 at 12:42

    Desidero poter scambiare le mie opinioni con il vostro staff ed in particolare con l’ammiraglio Fabio Ghia che spero si ricordi di me

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