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Se per le Femen la sharia e Arcore pari sono

A Milano manifestano sia contro la lapidazione di una ragazza islamica che contro "olgettine" e modelle di professione. Ma nel primo caso difendono la libertà del corpo, nel secondo la negano

img_606X341_0404-femen-belgiumFemen riesce sempre ad attrarre l’attenzione. L’organizzazione delle femministe a seno nudo, con la protesta scritta sulla loro pelle, è nata in Ucraina (terra di meraviglie femminili) contro gli abusi del nuovo corso post-sovietico di Kiev. In Italia non è ancora ufficialmente sbarcata, anche se si sta organizzando. Ma già stanno diventando molto famosi i suoi flash mob improvvisi, nel cuore di Milano. Ieri le femministe di Femen hanno protestato (sempre in topless) di fronte al consolato della Tunisia, in difesa di Amina Tyler, la ragazza minacciata dagli integralisti islamici. Ma solo nel corso dell’ultimo mese e mezzo sono state attive anche contro Silvio Berlusconi (hanno tentato di intercettarlo al seggio in cui votava) e contro la settimana della moda, con un flash mob all’entrata della sfilata di Versace. Forse loro non se ne rendono conto. Ma c’è una profonda contraddizione fra queste manifestazioni. Protestare per la libertà di espressione di Amina Tyler è una difesa della donna, oscurata da un’ideologia fanatica e reazionaria. «Il mio corpo è solo mio e non è la fonte dell’onore di nessuno» era scritto sul corpo nudo di Amina, ritratto in una foto postata su Facebook che rischia di costarle la vita. Da quel momento in poi, infatti, Amina è segregata in casa dai suoi stessi parenti e un imam tunisino, Adel Almi, ha emesso una fatwa contro di lei, chiedendone la condanna a morte per lapidazione.

Ma in questa nobile battaglia in difesa del diritto di proprietà del corpo, che cosa c’entra Versace? E cosa Berlusconi? Nel flash mob della settimana della moda, una delle manifestanti portava sul suo corpo e in un cartellone la scritta “Fashion=Fascism”, la moda è fascismo. Ma dove è la dittatura? Le ragazze che sfilano hanno deciso di vendere professionalmente l’immagine di sé. Tutte possono dire, a testa alta, “Il mio corpo è solo mio e non è la fonte dell’onore di nessuno”, come ha scritto Amina sul suo seno nudo. Proprio perché il corpo appartiene a loro, hanno la libertà di usarlo per indossare vestiti in pubblico, per diventare icone, per plasmarsi a seconda dei canoni estetici richiesti dal mercato. Hanno sempre la facoltà di ritirarsi da quel business, senza subire alcuna fatwa. Lo stesso può dirsi per le ragazze che hanno deciso di far divertire Silvio Berlusconi, quelle famose “olgettine” che sono diventate, per le femministe italiane, l’incarnazione dello sfruttamento maschilista. Ma quale sfruttamento? Nessuna di loro è stata rapita e costretta ad andare ad Arcore. La villa di Berlusconi non è un harem. Tutte loro possono dire, a testa alta: “Il mio corpo è solo mio e non è la fonte dell’onore di nessuno”. Esporsi, travestirsi, ballare, non è altro che una continua affermazione di questo principio.

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Cosa turba le coscienze delle Femen? Forse il fatto che il corpo sia esposto in cambio di soldi? Sono i soldi il problema? Una femminista coerente, libertaria e individualista, Wendy McElroy, difende anche il diritto alla prostituzione su questa base: il passaggio di denaro è proprio la dimostrazione che stiamo parlando di uno scambio volontario fra persone consenzienti e non di schiavitù. Per la McElroy, autrice de Le gambe della libertà (in Italia edito da Leonardo Facco), il peggior nemico delle donne sono proprio le femministe radicali, che concepiscono gli uomini e le donne come due classi sociali nemiche l’una dell’altra. Nate per difendere i diritti della donna, le femministe finiscono per usare quegli stessi strumenti di coercizione che così a lungo sono stati usati per reprimere le donne e la loro sessualità. L’organizzazione Femen, benché nata di recente, benché giunga dalla nuova Europa, evidentemente non è esente da questi vecchi pregiudizi.

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di on 6 aprile 2013. Filed under Dibattiti. You can follow any responses to this entry through the RSS 2.0. You can leave a response or trackback to this entry

Un commento a Se per le Femen la sharia e Arcore pari sono

  1. Lino Rispondi

    6 aprile 2013 at 14:32

    Ma cosa ci vuole per rispedirle a calci sul kulo nella loro amata patria?
    Frustrate esibizioniste che ,purtroppo per loro,non trombano da troppo tempo.
    Scusate il francesismo…

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