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SIAMO TUTTI CIPRIOTI

Nell'isola, si gioca il nostro destino di lavoratori, imprenditori, contribuenti. Dalla Germania straparlano di prelievi sui nostri conti correnti. Il loro "no" è il nostro

ciproSiamo tutti ciprioti, oggi va detto e va scritto, perché in quell’isola del Mediterraneo, in quel limbo tra continenti, si sta giocando il finale di partita su di noi. Proprio su di noi, persone fisiche, lavoratori, imprenditori, contribuenti. C’è il destino di Milano, del Veneto che non si piega ma rischia di spezzarsi, della Brianza che non produce più come prima, della Torino in cerca d’autore dopo il crollo di centralità della Fiat, di tutto il Nord, di tutto il Paese, e di ciascuno di noi. Non si vogliono far espropriare dall’eurocrazia finanziaria e tecnocratica, non vogliono vendere l’anima alla Merkel, né tantomeno il portafoglio, che poi è la fatica e il sacrificio. Il Parlamento cipriota che, per quanti errori abbia accumulato in precedenza per arrivare a danzare sull’orlo dell’abisso, rifiuta di ratificare il ladrocinio di Stato suggerito da Bruxelles, il prelievo forzoso sui conti correnti, lo sta facendo per tutti noi. Ancora di più, gli individui ciprioti (“popolo” da queste parti è parola troppo collettivista, è la deriva opposta rispetto a quella delle élite), lo stanno facendo per noi. Stanno gridando con tutte le loro forze che vogliono vivere, vivere onestamente del loro ricavato e del loro sudore, sfilano in strada sbeffeggiando Angela, la cancelleria di questo perturbante Quarto Reich finanziario, lo Spread al posto dei cannoni, ma lo Spread è un’astrazione che vi siete creati, tenetevela.

Questo, idealmente, stanno urlando i ciprioti, e quasi, paradossalmente, li invidiamo. Perché stanno prendendo di petto la questione urgente, e concretissima, di questo tempo. Non è una società per noi, la società chiusa attorno al dogma dell‘austerità e della tabella contabile, stilata con criteri berlinesi, dunque truccati, da rispettare, noi siamo per una società aperta, qualcuno perché ha letto Popper, tutti perché conosciamo il lavoro e la libertà di goderne i frutti, nelle mille direzioni possibili. Non è la nostra Europa, quella della tecnofinanza e dei giochini speculativi dei forti che si comprano il debito dei deboli, la nostra Europa, è, dovrebbe essere, un grande tinello in cui circolano uomini liberi, magari scambiandosi una moneta tutelata da una politica monetaria, non lo spettro del marco sotto altre spoglie.

Siamo tutti ciprioti anche per interesse, certo, soprattutto, quello è il motore delle azioni e dei pensieri. Qualcuno ha cominciato a nominare l’innominabile, l’orrore di un prelievo forzato anche in Italia. Jorg Kramer, il capoeconomista della Commerzbank, la seconda banca tedesca (salvata dal fallimento grazie allo Stato): patrimoniale del 15% sui depositi finanziari in Italia. Con i chiari di luna attuali, e soprattutto con l’oscura geografia del nostro Parlamento, dove, come ha scritto su L’Intrapredente Carlo Lottieri, tra vecchi arnesi comunisti e nuovi arnesi a Cinque stelle, due terzi dei membri esprimono una cultura dirigista o comunque variamente assistenziale, ce n’è abbastanza per inquietarsi. Stanno annusando il sangue del Nord, delle regioni più produttive, lorsignori burocrati e banchieri. Peccato che ormai ne scorra pochissimo, abbiamo già dato tutto a questo strambo Stato italiano, centralista oltre ogni misura e illiberale per vocazione. Adesso, volete praticare anche il sovietismo finanziario, volete espropriarci della residua speranza di vita che teniamo custodita su un conto corrente già sovra-tassato? Ennò, siamo tutti ciprioti.

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di on 21 marzo 2013. Filed under Attualità. You can follow any responses to this entry through the RSS 2.0. You can leave a response or trackback to this entry

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