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Sfogone di federalista deluso

Dialogo con Giancarlo Pagliarini, che ha visto sfumare tutte le battaglie per il Nord, e non vede l'ora d'iniziare la prossima

È stato senatore, ministro della Programmazione Economica, deputato e consigliere di Milano. Nel 2007 è uscito dalla Lega Nord ed è diventato un federalista errante. Giancarlo Pagliarini è una delle figure più atipiche della politica lombarda, incarnazione di una questione settentrionale che pochi capiscono e ancor meno vogliono risolvere. Adesso il Veneto ha puntato su Grillo. E anche la Lombardia, dove il Movimento 5 Stelle non ha sfondato, sta comunque voltando le spalle alla Lega per abbracciare il nuovo soggetto di protesta.

«giancarlo_pagliarini_r400In Veneto mi aspettavo molti più voti per Veneto Stato e altri gruppi indipendentisti – ci spiega Pagliarini – d’altro canto questa è una reazione alla Lega. E io stesso avrei votato Grillo, a meno che non fossero saltate fuori delle novità. Poi, quando si è presentato Oscar Giannino, avevo fatto il tifo per lui. Prima che buttasse via tutto». Su chi conta adesso? «Fare per Fermare il Declino c’è ancora. Spero che emerga ancora qualcosa di buono da lì». Ma perché i delusi della Lega si rifugiano nel Movimento 5 Stelle, che su federalismo, autonomia e secessione non dice una parola? «Grillo, almeno, si dice a favore della democrazia diretta. Che è alla base del federalismo. Confesso che, quest’anno, ho provato a far arrivare a Grillo, messaggi a favore di una Costituzione federale». Ma la democrazia diretta, senza federalismo, vuol dire che un siciliano e due lombardi devono votare assieme per qualcosa che, magari, interessa solo alla Sicilia…«Intanto iniziamo a parlare di democrazia diretta. Magari, in un secondo momento, si otterrà qualcosa di diverso. E si riuscirà a dire che, per un problema che riguarda solo la Sicilia, devono votare solo i siciliani». La Lega, in ogni caso, non ha perso voti a favore di movimenti ancora più federalisti o secessionisti, ma a favore di un movimento nazionale…«Perché la Lega ha sventolato quei concetti. E ne ha combinate di tutti i colori. Il federalismo è un patto fra i diversi per realizzare un bene comune, ciascuno rimanendo padrone in casa propria. La Lega l’ha scambiato per un’altra cosa: una lotta per tenersi due o tre euro in più all’interno di uno Stato centralista. E poi… con quale credibilità? Cinque anni fa avevano promesso, votandola al parlamento della Regione Lombardia, una riforma che ci avrebbe permesso di tenere 15 miliardi in più. Berlusconi ha preso i voti su quel programma e non l’ha attuato. Adesso torna Maroni e propone di trattenere 16 miliardi? Ma se cinque anni fa ne avrebbe già potuti trattenere 15?».

La Lega, in ogni caso, ha i quattro governatori di quattro regioni del Nord. Può puntare a creare la Macroregione? «Ma la Lega che cosa ha preso in Piemonte? Il 5% dei voti? Cota è governatore, ma può fare qualcosa senza il consenso degli altri? Il problema c’è anche per Maroni, in Lombardia. Ha a disposizione i 15 voti della Lega, gli 11 della Lista Maroni: in totale sono 27 voti. Su 80. Il governatore, se vuol fare anche una piccola cosa che non piace al PdL, non sarà in grado di farla». Moriremo centralisti? «Ormai sono in pochi a credere al federalismo. Con i professori Marco Bassani e Alessandro Vitale, ho formato l’Associazione per la Riforma Federale e continuo a girare il Paese per spiegare che è necessario». In attesa di tempi migliori.

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di on 7 marzo 2013. Filed under Dibattiti. You can follow any responses to this entry through the RSS 2.0. You can leave a response or trackback to this entry

Un commento a Sfogone di federalista deluso

  1. Khali Rispondi

    9 marzo 2013 at 01:52

    Staccarsi dallo stato (minuscolo) italiano e’ comunque difficile; ci vorrebbero un progetto preciso, che tuteli un po’ le fasce deboli della popolazione, e forse anche degli appoggi esteri. Pero’ che il massimo della reazione di Veneti e Lombardi sia stato votare per Grillo dimostra che, politicamente, si tratta dei due popoli piu’ cretini del mondo.

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