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Occhio che il vero nemico non son le banche, ma lo Stato

LeviatanoI dati diffusi dalla Cgia di Mestre sono realmente allarmanti. Anzi, “da brivido”, come li definisce il suo segretario Giuseppe Bortolussi. In confronto al 2011, si registra: -6,2% per la produzione industriale; -4,3% il fatturato; -9,8% gli ordinativi nell’industria; -14% la produzione nelle costruzioni; -32,7 miliardi di euro di prestiti bancari alle aziende; + 14,4 miliardi di euro di sofferenze bancarie in capo alle imprese. La tragedia è sotto gli occhi di tutti. La soluzione proposta da Bortolussi? Più liquidità. “La politica ritorni a fare il suo mestiere, dando risposte credibili alle esigenze di liquidità che i piccoli imprenditori vanno invocando inutilmente da più di un anno”.

Le banche, però, vengono prese troppo spesso dagli imprenditori come un capro espiatorio. “Cara banca, fuori i soldi”, sembra dire il coro degli esasperati. Si rischia, però, di non vedere che sono, appunto, un capro espiatorio. È facile identificare nel locale direttore di banca (come quello ferito in provincia di Padova da un piccolo imprenditore, la settimana scorsa) il proprio nemico: lo vedi, ci hai a che fare tutti i giorni, è lui che si rifiuta di prestarti i soldi. Ma si tende a dimenticare che le banche sono solo l’ultimo anello della catena. Al cui vertice c’è un macro-problema: lo Stato. È prima di tutto lo Stato che ammazza i suoi fornitori sotto una montagna di crediti. Secondo le stime di Bortolussi, deve pagare (ma continua a non pagare) fra gli 80 e i 90 miliardi di euro ai suoi fornitori.

È sempre lo Stato, però, che esige di essere finanziato immediatamente. Il livello di pressione fiscale, che nominalmente è il 43%, è in realtà superiore al 50% e in alcuni casi supera il 70%. Siamo dunque nella situazione in cui le imprese vengono prese fra l’incudine di crediti (pubblici) sempre più inesigibili e il martello delle tasse da pagare subito. Pena la chiusura dell’attività e la confisca dei beni dell’imprenditore. In un ambiente di questo genere, come credete che possano operare le banche? Qualsiasi prestito a qualsivoglia impresa diventa un gioco d’azzardo. Se anche lo Stato diventa un cattivo pagatore…

Ma, soprattutto: nessuno si è mai chiesto quanto sia libero il nostro mercato finanziario? La valutazione che ne dà l’Index of Economic Freedom (l’indice annuale di libertà economica redatto dalla Heritage Foundation e dal Wall Street Journal), è pessima. L’Italia ha un punteggio di 60 su 100, dove 100 è il massimo della libertà. Il nostro è uno dei risultati più bassi dell’Unione Europea. In confronto, l’Irlanda, l’Austria, la Spagna, la Francia, il Belgio, la Germania, la Slovacchia, l’Ungheria hanno 70 punti, la Gran Bretagna, la Svezia, la Finlandia, l’Estonia, l’Olanda, il Lussemburgo, la Repubblica Ceca, la Polonia e la Lituania ne hanno 80, la Danimarca (considerato il Paese più felice dell’Ue) addirittura 90. Meno libero del nostro c’è solo il mercato finanziario della Slovenia, di Malta, di Cipro, della Lettonia, della Romania e della Grecia: realtà non certo più prospere della nostra. Represso quanto il nostro troviamo quello del Portogallo e della Bulgaria. Anche qui: non un granché, come esempi. Le banche hanno le mani legate strettamente, sono troppo “soggette a interferenze politiche”, secondo l’analisi dell’Index. Liberiamole, abbassiamo le tasse e forse vedremo un po’ più di liquidità in giro.

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di on 9 marzo 2013. Filed under Dibattiti. You can follow any responses to this entry through the RSS 2.0. You can leave a response or trackback to this entry

Un commento a Occhio che il vero nemico non son le banche, ma lo Stato

  1. AndreaDFC Rispondi

    10 marzo 2013 at 08:53

    Concordo totalmente! Grazie per la diffusione di queste giuste idee.

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