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NON SI PUÒ MORIRE DI BANCHE

Un imprenditore padovano si è ucciso per i debiti con due istituti. Ma i conti erano sbagliati, era lui in credito. Una storia folle

l43-corda-suicidio-impiccare-120510121407_mediumSuicidio. Non finisce tutto con la morte, ad avanzare c’è lo strazio. Un uomo si è tolto la vita. Guarda all’enormità del gesto, lascia che il fiato si rompa e taci. Taci di fronte alla beffa: destino infame quell’uomo si è ucciso perché strozzato da debiti che aveva già saldato. Tira il fiato e taci. Un imprenditore e la sua impresa, le banche alla porta. Il cruccio di non sapere più come fare, la crisi che morde, le mani tremanti, il domani che sembra non arrivare mai. Ogni mattina il peso sul petto cresce, schiaccia i pensieri, li annebbia. La gioia è sparita da tempo, le tempie pulsano e le forze mancano. Un giorno quell’imprenditore sceglie che è abbastanza così. Padova teatro del dramma, cornice dell’inammissibile. Due istituti di credito e i numeri che come li tagli dipende dalle virgole, dagli interessi, dai cavilli. Alfredo Bellucco, presidente di Confedercontribuenti Veneto, il naso in questa faccenda nera ce lo ha messo dopo, superati i funerali e a tragedia sempre viva. I crediti vantati dalle banche ammontavano rispettivamente a 54mila e 40mila euro. Bellucco, i conti, li ha rifatti su richiesta della famiglia dell’uomo. E i numeri dicono che era lui a vantare quei crediti, non l’inverso. Che, come il presidente ha dichiarato a Il Gazzettino.it, «secondo due dettagliatissime perizie econometrico-matematiche eseguite dal nostro staff» gli istituti vantavano un credito di «ben 270.627 euro, dei quali 99mila circa di usura e 172mila di anatocismo bancario. 407.060,98 euro il credito per il secondo istituto di credito, di cui 271 mila circa di anatocismo e 136 mila di usura».

Non si può morire di banche ma qualcuno ci è morto. Non si rischiassero querele verrebbe da parlare di omicidio di banca. Suicidio. Guarda all’enormità e taci. Perché si deve poter immaginare quale e tanta disperazione ha portato un imprenditore a stabilire che spegnersi era l’unica alternativa, la migliore. Spiega oggi ai suoi parenti che è stata una beffa, che la fatica, il sudore, le lacrime di quella mente ormai finita li hanno lasciati addirittura in attivo. Spiega loro che l’hanno perso per un errore. Provaci almeno. «L’imprenditore già dal 2002-2003, senza saperlo, si era messo in pareggio con i propri debiti, e soltanto per effetto di interessi gonfiati, doppi interessi e composti, conditi con commissioni e spese non pattuite, né autorizzate e ingiustificate, le banche lo tenevano sotto il “giogo” dello strozzinaggio, superando di gran lunga il tasso di interesse “soglia” oltre il quale si commette l’odioso illecito di usura, soglia che oggi è circa il 18%». Bellucco parla e le sillabe vengono meno, si fanno aria, eco drammatico destinato a risuonare finché qualcuno ne avrà memoria.

Non si può morire di banche. Un uomo si è suicidato per debiti che non aveva. Non si può scrivere che è omicidio ma secondo noi lo è. Maggio vedrà andare in scena una causa civile al tribunale di Padova. La famiglia dell’imprenditore ha chiesto un risarcimento milionario. Lo merita. E comunque non sarà Giustizia. Non c’è Giustizia possibile.

L’usura può uccidere. L’usura uccide e ha ucciso. Non si può morire di banche, un uomo ci è morto. E non è il solo. Suicidio. Guarda all’enormità del gesto, lascia il fiato di rompa e taci. Pensa alla beffa, al destino infame. Ora urla.

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di on 2 marzo 2013. Filed under Attualità. You can follow any responses to this entry through the RSS 2.0. You can leave a response or trackback to this entry

4 commenti a NON SI PUÒ MORIRE DI BANCHE

  1. albert Rispondi

    1 marzo 2013 at 21:00

    C’è ben poco da commentare. Le banche che strozzano “legalmente” i clienti, Equitalia che obbliga carabinieri e polizia di stato ad eseguire ordini che sono puri atti di arbitrio su chi, al contrario, spessissimo paga le tasse senza imbrogliare, come invece fanno i gran comis, i politici, i grandi imprenditori, che hanno milioni di esenzioni politiche ogni anno.
    Io da 5 anni aspetto che venga messa a ruolo una udienza che mi deve liberare una cifra, in euro, gigantesca, ed è già stato affermato che ho ragione.
    Un mio collega, imprenditore, tempo addietro voleva citare una banca per una serie si soprusi che aveva subito, ed errori di contabilità causa i quali aveva perso oltre 25.000 euro, mai riavuti indietro dalla banca. E’ un laureato in legge ed ha tuttora l’oscrizione all’albo, quindi potrebbe impostare da se la causa civile, ed anche penale, ma lo studio legale che ha interpellato per avere consigli gli ha detto che, non esercitando continuativamente, non può difendersi da se, ma deve affidarsi ad uno studio esterno, con costi altissimi. Ma c’è un ma, che questo studio legale gli ha messo davanti: lei, che vanta danni provocati da una banca, lo sa quanti avvocati una banca, anche di piccola dimensione, ha a sua disposizione per contrastare chi la chiama in causa? e lo sa quanti santi in paradiso (magistratura) ha una banca, per quanto scalcinata sia?
    Questa è la realtà. Dove sono i nostri uomini politici di centrodestra che non mettono mai il naso in questo problemi drammatici?

  2. Agostino Franco Rispondi

    2 marzo 2013 at 15:08

    La magistratura di fronte a queste casi non fa niente! Finanza carabinieri P.S. non riescono a trovare lo strozzino. Al massimo viene condannata la banca, ma chi ha operato firmato e applicato questi tassi da usura non viene perseguito. C’è il reato ma non chi l’ha commesso. Kafka “andrebbe a nozze ” per situazioni come queste

  3. Sersemuie Rispondi

    2 marzo 2013 at 16:16

    Ma questa brava persona non poteva controllare e verificare? Si sa che oggi devi credere a tutti e fidarti di nessuno!

  4. Isladecoco Rispondi

    3 marzo 2013 at 07:20

    Chi mi conosce sa che da decenni definisco banche ed assicurazioni come usurai legalizzati. Sono stati necessari i suicidi degli imprenditori per far venire alla luce la scandalosa condotta delle banche che conferma il mio ormai datatissimo pensiero. Purtroppo dinnanzi allo strapotere delle banche siamo tutti inermi, fino a quando non ci sarà un giudice che chiamerà alle proprie responsabilità le persone colpevoli di queste situazioni. Usura ed induzione al suicidio o omicidio colposo.

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