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Musica da auto censura

censuraChilometri di parole e poi la pagina di un blog bianca. Qui a mangiare uno smalto rosicchiato dai tasti e troppe idee per farne una buona. Serve della musica, quella che azzera la mente. Un tizio che conosco bene (che mi conosce bene) mi gira una traccia e io la giro a voi. Ora si parte, parto dalla rabbia che provo quando mi si fa notare che il politicamente corretto ti «evita dei problemi», che un paio di frasi qui e lì le potremmo anche limare, noi Intraprendenti. Perché in fondo non cambi il mondo con i tuoi pensieri. Mettici poi che a dirlo è un ragazzone buono e preparato e sveglio che nella vita ne ha passate tante e il sangue ti va al cervello. Perché gli vuoi bene e ti accorgi che forse non lo sa ma il male e l’odio che ha masticato gli sono rimasti dentro quel tanto che basta a piegarlo a un perbenismo che non gli appartiene. Un guerriero sedato, ho visto in quel monito. Ma non va così, va che non puoi auto censurarti a ventotto anni perché invasati religiosi potrebbero decidere che la tua opinione è di troppo. Così come potresti indignare il radical chic che “siamo tutti uguali ma ognuno a casa sua” o il destrorso agganciato a un passato che dovrebbe ricordare ogni mattina. È questo che non accetto, la tirannia delle parole per bene. L’Islam è violento. A sinistra non tutti conoscono etica e moralità. A destra negli anni qualcuno ha sbagliato. Il compromesso non è sempre un male (con la mediazione si evitano delle guerre sanguinose, magari si fosse mediato di più). La mafia esiste (Grillo vada liberamente avanti a dire il contrario mentre io continuo a metterci la “m” minuscola perché la maiuscola non la merita, quella porcata) e la corruzione è roba internazionale, pure da Nord. Il problema di noi europei forse è questo, abbiamo rinunciato alla libertà d’espressione: se ci credi, di solito, non lo dici. Più ci credi più limi, rivendi, maneggi il concetto in base all’occasione. Tutti in cerca di approvazione, farlocca o meno non conta. Per questo sono tanto grata a L’Intraprendente, perché nell’opinione (anche) sfrontata a volte si può avere l’impressione di riacquistarla quel briciolo di libertà. Che pochi sappiano superare il pregiudizio per ascoltare veramente (e magari dissentire) è un’altra storia.

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di on 6 marzo 2013. Filed under Blog. You can follow any responses to this entry through the RSS 2.0. You can leave a response or trackback to this entry

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