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L’imprenditore che non vuole far l’esattore per conto dello Stato

Il friulano Giorgio Fidenato si rifiuta di fare da sostituto d'imposta e versa il lordo ai dipendenti, perché tocchino con mano la rapina fiscale

tasseE’ legittimo che un privato cittadino svolga (gratuitamente) anche un lavoro vero e proprio, di esattore delle imposte? Raramente viene sollevata questa obiezione. Un solo imprenditore, il friulano Giorgio Fidenato, sta compiendo una propria rivolta individuale, da quasi quattro anni, contro questa pratica chiamata col nome molto burocratico di “sostituto d’imposta”. Dal gennaio del 2009 ha deciso di pagare il lordo nella busta paga dei suoi dipendenti. Non è evasione: i suoi stipendiati hanno ricevuto tutte le istruzioni per versare i contributi all’Inps e le tasse all’Agenzia delle Entrate. In questo modo, loro stessi possono toccare con mano quanto, in Italia, il costo del lavoro lieviti a causa del fisco e dagli enti previdenziali.

Quanto poco prendono rispetto a quanto potrebbero prendere. Ricevuta la prima cartella esattoriale, nell’autunno del 2009, Fidenato ha deciso di impugnarla e di andare in causa. La sua linea di difesa si basa sul rispetto della Costituzione. L’articolo 3 della legge suprema italiana, infatti, sancisce il principio di eguaglianza di tutti i cittadini: perché, dunque, un datore di lavoro è meno eguale degli altri, dovendo farsi carico di oneri verso lo Stato di altri suoi concittadini? L’articolo 23 della Costituzione, poi, sancisce che nessun cittadino può essere obbligato a lavorare gratuitamente per lo Stato. Fare da sostituto di imposta è indubbiamente un lavoro che richiede molto tempo ed energie: Fidenato spendeva almeno 3000 euro all’anno in consulenze per la redazione delle buste paga. Una volta ingaggiata la battaglia giuridica? «Impugnammo la cartella esattoriale presso il tribunale di Pordenone, designato per le questioni di lavoro. Si portarono a giudizio l’Inps ed Equitalia. Non c’era alcuna necessità di dimostrare il fatto e si arrivò a una prima sentenza, che ci dava torto, nel febbraio del 2011». Respinta anche la richiesta di sospendere il processo per far esaminare il caso dalla Corte Costituzionale. «Generalmente, quando un magistrato ha a che fare con un caso di diritti civili, si dimostra più sensibile. Ma i diritti di libertà economica, evidentemente, non sono considerati tali». In ogni caso: «Ci siamo opposti e abbiamo fatto ricorso alla Corte d’Appello di Trieste. Ma alla fine del 2011 abbiamo ricevuto anche una raccomandata dal Ministero del Lavoro, perché dal giugno precedente avevamo notificato loro che non avremmo più comunicato lo stipendio che stavamo versando ai nostri lavoratori. In base a ciò ci hanno comminato una multa di 20mila euro, che noi abbiamo impugnato davanti all’Ufficio del Lavoro. L’udienza è stata fissata a luglio del 2012. In quell’occasione, con il Movimento Libertario, abbiamo lanciato un appello agli altri imprenditori, perché intervenissero come parti terze nella causa, a sostegno della nostra tesi. Nonostante l’appello radiofonico di Oscar Giannino e le centinaia di telefonate di solidarietà ricevute, solo sei imprenditori si sono presentati». La causa è stata poi rinviata, al prossimo settembre, a causa dell’appello a Trieste. Che, manco a dirlo, ha avuto un esito negativo per Giorgio Fidenato. «Ora stiamo predisponendo le carte per ricorrere in Cassazione».

Alla fine, viene da pensare, non è stato evaso nemmeno un euro. Ma Fidenato passa, agli occhi della magistratura, per colpevole. Colpevole di non aver lavorato gratuitamente e obbligatoriamente per lo Stato. Attorno a lui, ha raccolto sporadiche solidarietà politiche, l’appoggio del piccolo Movimento Libertario, il vecchio impegno dei Radicali contro il sostituto di imposta. Ma nessuna levata di scudi da parte di quella società di piccoli e medi imprenditori che, come lui, sono vittime dello stesso abuso. Tre anni di battaglia… ne è valsa la pena? «Sì, ne vale sempre la pena. Come testimonianza. Poi vada come vada. Magari, alla Corte di Giustizia Europea, siccome il sostituto di imposta non c’è in tutti gli Stati membri… chissà che un giudice non possa considerare legittima la mia protesta».

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di on 12 marzo 2013. Filed under Economia. You can follow any responses to this entry through the RSS 2.0. You can leave a response or trackback to this entry

6 commenti a L’imprenditore che non vuole far l’esattore per conto dello Stato

  1. Alessandro Rispondi

    11 marzo 2013 at 16:16

    In itaglia son tutti buoni a lamentarsi dello stato ma quando c’è da dimostrare di avere le palle si scoprono troppi eunuchi. Fidenato ha le palle ed infatti è stato lasciato solo. Solo contro il sistema, senza che la famosa classe produttiva muovesse un dito o alzasse una voce a suo sostegno. Gli imprenditori o pseudo tali preferiscono andare a far le scenette in qualche squallida puntata tv piuttosto che sporcarsi le mani con iniziative concrete. E’ così su tutto: si lamentano , urlano ma poi quando gli proponi azioni concrete….tutti timidi ed impauriti. Capisco che siamo di fronte ad uno stato che intimidisce con la violenza i dissidenti, il caso Fidenato ne è una prova, ma possibile che siano tutti così vigliacchi? No, il punto è che ci mangiano o sperano di mangiarci. In fondo il problema non è lo stato con le gabelle ma solo che non si possa partecipare alla spartizione delle gabelle….se lo stato tornasse ad elargire soldi, appalti per gli amici, consulenze, insomma redistribuzione di soldi pubblici a bassa intensità di concorrenza, ecco i nostri imprenditori sarebbero contenti applaudenti e soddisfatti. Sarebbero persino capaci di vantarsi dei grandi risultati industriali raggiunti, cialtroni quanto i nostri politici. Corrono ad applaudire i Barnard di turno che vende comode balle, lasciano solo Fidenato che regala l’unica vera giustizia: quella del mercato, della libera competizione, del merito, tutte cose comportano il rischio d’impresa e che sono i valori di riferimento per chi fa impresa in tutto il mondo. In itaglia i valori sono altri e allora viva la decrescita augurandoci un rapido e definitivo e meritato declino.

  2. Lorenzo Rispondi

    12 marzo 2013 at 13:55

    Sono un fiscalista esperto di diritto europeo e del rapporto tra Convenzione europea dei diritti umani e tassazione. Si puó avere un contatto mail di Giorgio? Mi piacerebbe discutere con lui un eventuale ricorso alla CEDU, posto che ovviamente la giustizia italiana per ragion di stato non potrá mai dargli ragione.
    Grazie
    Lorenzo

  3. Lino Rispondi

    13 marzo 2013 at 15:24

    Esprimo profondo rispetto e solidarieta’ nei confronti del Signor Fidenato,la Sua e’ una battaglia sacrosanta.
    Come tutte quelle finalizzate a snellire la balena burocrotica statale.

  4. fabio Rispondi

    22 marzo 2013 at 13:09

    FIDARSI DELLO STATO ??

    21/03/2013 Fisco
    Segreto in forse sui conti scudati
    Secondo quanto trapelato da un incontro tra l’associazione bancaria e l’Agenzia delle entrate, non c’è nessuna certezza che i conti scudati resteranno segretati in relazione all’importo depositato.

  5. fabio Rispondi

    22 marzo 2013 at 13:11

    a Lorenzo: cerca GIORGIO FIDENATO e non credo proprio che troverai problemi nel rintracciarlo.

  6. saming Rispondi

    6 aprile 2013 at 16:53

    La battaglia di Fidenato è persa. Forse in Europa troverà chi gli darà ragione ma l’Europa non si fida degli italiani.
    Io ho una proposta più interessante. Noi siamo obbligati a lavorare gratuitamente per lo stato e non possiamo opporci, allora facciamo lavorare di più lo stato mettendolo in difficoltà. Quando dobbiamo pagare le imposte ( non le trattenute ) paghiamo solo mil 95 o 98% delle stesse. Faremo lavorare lo stato per recuperare il restante 5 o 2% noi rischaindo pochissimo. Una sanzione del 30% più gli interessi (minori di quelli applicati dalle banche)se tralasciamo l’invito bonario che prevede una sanzione del 10%. Il tutto dopo 2 o 3 anni.
    Dispettucci? Se lo facessero qualche milione di contribuenti, con la voglia di lavortare che hanno gli statali. dioventerebbe un grosso problema e forza contrattuale per cambiare certe regole.
    Buona giornata a tutti.
    Saming

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