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Lettera sulla vita che finisce ai bancari che adesso parlano di “regole”

Treviso ha detto addio a un altro imprenditore suicida. Gli istituti di credito si appellano ai codici. Non basta

news_41556_suicidiQui c’è chi muore di banche. Qui ci sono famiglie che vengono travolte da carri armati chiamati suicidi. In un secondo il tuo mondo va in frantumi, mille particelle di dolore prendono il posto degli affetti. Il suicidio non chiude un capitolo, ne apre mille altri fatti di solo buio. La storia folle dell’imprenditore padovano suicida perché soffocato da debiti che in realtà (a sua insaputa) aveva già saldato fa gelare il sangue. Quella di Gianfranco Mazzariol provoca lo stesso tuffo al cuore. Nella chiesa di Santa Bona a Treviso riecheggia ancora il rumore della tragedia, quella che s’è fatta fisica durante i suoi funerali. Cinquantotto anni e due angoli di mondo in cui buttare tutto se stesso: il Birrificio trevigiano e il ristorante Al mercato. Ma le cose non vanno, non ce la fa più, lui. Il telefono trilla e dall’altra parte ci sono i creditori, le banche che ti ricordano che devi loro dei soldi. Come se tu potessi scordarlo. L’aria manca. Anche ora, anche a raccontare a posteriori l’irraccontabile. S’è ucciso. Gianfranco Mazzariol s’è ucciso e se tremi a leggerlo scritto per com’è questa faccenda, cruda e forte e orrenda, è ancora poco. E non ci permettiamo di scrivere della famiglia, non ci permettiamo neanche di chiamare il capo di fronte a sua figlia costretta a seppellirlo e ad accettare che non c’è più. Una cosa la diciamo però: chiunque abbia toccato con mano che abisso sia fare i conti con una morte del genere sa cosa resta tra le dita: cumuli di sensi di colpa e rabbia e domande cui non ci sarà mai risposta. Lo ricordiamo a chi, barricato negli istituti di credito, fa il proprio lavoro. Lo ricordiamo a chi un pezzo di questo marcio deve perlomeno guardarlo negli occhi. Nicola Di Santo è il presidente del Credito trevigiano. Lungi da noi additarlo o ribaltargli addosso il dramma. Sentiamo però di indirizzargli una sorta di lettera, perché come molti tenta di spiegare la posizione delle banche «che hanno regole precise da rispettare». Allontana le criminalizzazioni e ricorda che «dire no spesso è un dramma umano», insistendo sui «parametri stringenti rispetto ai patrimoni, siamo soggetti a sorveglianza. Si diano alle banche strumenti per poter operare in modo diverso e potremo aiutare più imprenditori».

Di Santo dice cose sensate ma a lui (un lui metaforico, ci preme sottolineare, qui ci si rivolge all’intero sistema bancario) bisogna chiarire che si tratta di regole e di vita. Di cavillo e di esistenza. Uomini, questo siamo. Ne stiamo seppellendo troppi di uomini farciti di disperazione. Dove finisce la regola, dove si inizia a guardare all’intera bilancia? Su un piatto il valore assoluto, la ricchezza da tutelare, l’esistere, dall’altro il codice. I codici, le norme, servono. Scontata l’obiezione: se la banca non si tutela licenzia e se lincenzia… Bluff. Sappiamo bene che i margini per fare di più ci sono, sappiamo bene che nessuna banca s’è rivolta a nessun governo per essere sostenuta in una totale apertura agli imprenditori, così come ai cittadini. Che l‘UE del denaro per permettere di riaprire prestiti e finanziamenti lo aveva stanziato e che quel denaro è stato usato per altro.

Suicidio, signori. Lasciate che il sangue geli e la gola si stringa. Non ci sono parole, le chiacchiere bisogna cedano il posto agli occhi di chi con quegli imprenditori è morto pur restando vivo. Queste morti si potevano evitare. Altri moriranno, probabilmente, di banche. Il non-senso è impossibile da esplicitare. Non si può morire di banche ma succede ed è successo. Nel prossimo piano aziendale cacciateci questo. Chi ha memoria non dimenticherà. Il Nord non dimenticherà, come il resto del Paese. L’orrore ha questa capacità: lascia il segno, a volte sotto forma di lapidi.

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di on 2 marzo 2013. Filed under Attualità. You can follow any responses to this entry through the RSS 2.0. You can leave a response or trackback to this entry

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