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In Veneto c’è chi digiuna per il diritto di autodeterminazione. Ascoltateli

venetoIn Veneto sta succedendo qualcosa di importante, sedici anni dopo i fatti di Piazza San Marco. La catena dei suicidi “seriali” e l’ignavia della classe dirigente, di fronte alla longa manus fiscale di Roma, stanno favorendo un rilancio politico dell’indipendentismo che potrebbe avere conseguenze storiche. Niente più Tanko, però, stavolta. L’indipendentismo veneto è ormai maturo, si muove a testa alta in mezzo alla gente comune e mostra di essere pronto per lanciare sfide politiche a viso aperto. Nella tarda mattinata del 13 marzo, due militanti trevigiani di IndipendenzaVeneta hanno iniziato un digiuno ad oltranza per chiedere che il presidente Zaia metta in atto la Risoluzione 44. Anna Durigon, 24 anni, e Maurizio Giomo, 47, hanno scelto questa eclatante forma di protesta pacifica per denunciare il sostanziale silenzio delle massime istituzioni regionali, di fronte al documento approvato dal Consiglio di Palazzo Ferro-Fini lo scorso 28 novembre (ulteriori dettagli su indipendenzaveneta.net)

La Risoluzione 44 è un atto concepito dal team legale di IndipendenzaVeneta nel corso del 2012, anno in cui la formazione si è costituita. Si tratta di un testo che impegna la presidenza regionale e quella del Consiglio ad avviare un percorso democratico, pacifico e referendario per permettere ai cittadini del Veneto di decidere dello status della propria Regione, fra l’attuale modestissima autonomia nel contesto unitario italiano e l’indipendenza vera e propria, nell’ambito dell’Unione Europea. Il tutto con la collaborazione degli organismi comunitari e di quelli internazionali. IndipendenzaVeneta, grazie ad un’intensissima campagna mediatica e popolare, ha ottenuto l’approvazione della Risoluzione da parte del Consiglio Regionale. Un passaggio non scontato, se si pensa che IndipendenzaVeneta, pur avendo migliaia di soci, vanta al momento un solo consigliere comunale in tutto il Veneto. Da tre mesi il movimento indipendentista sta cercando di esercitare ulteriore pressione su Zaia e su Ruffato, il pidiellino che presiede l’Assemblea regionale, affinché decidano di prendersi le proprie responsabilità in ordine all’attuazione del documento, come lo stesso testo prevede. Il partito guidato da Lodovico Pizzati e presieduto da Luca Azzano Cantarutti punta a catalanizzare il processo di autogoverno veneto, seguendo le orme di quanto sta accadendo nella “Lombardia di Spagna”.

L’iniziativa del digiuno di Anna e Maurizio, in questo senso, rappresenta un’escalation psicologica e morale. Un modo per dire a Zaia e Ruffato che sono loro a dover dare una risposta concreta e, sì, potenzialmente rivoluzionaria, al Veneto, terra di produttori che patisce tutti i giorni i morsi della crisi e del prelievo fiscale più alto del mondo occidentale. Questa risposta non può che essere l’attuazione della 44, esattamente sulla scia di quanto avviene in Catalogna, dove sono stati la crisi ed il residuo fiscale, fra quanto Barcellona versa a Madrid e quanto riceve, a smuovere definitivamente le coscienze dei cittadini. In Catalogna, dopo l’approvazione di una risoluzione per molti aspetti simile a quella votata in Veneto (la loro è la Resolucio 742 di fine settembre 2012), il Parlament della Generalitat ha deliberato una Dichiarazione di Sovranità, a fine gennaio, quale premessa per indire il referendum. IndipendenzaVeneta chiede che anche Zaia e Ruffato, in Veneto, diano avvio ad un percorso giuridicamente definito e certo per mettere quanto prima nelle mani dei cittadini una scheda referendaria: date precise e passaggi chiari, per non lasciare che gli impegni della Risoluzione 44 rimangano sulla carta intestata con il Leone di San Marco.

La “mossa” di Anna Durigon e Maurizio Giomo suona a questo punto come una sorta di messa in scacco del presidente leghista e dell’omologo consiliare pidiellino. Accetteranno i due di attuare la 44, aprendo trattative concrete con l’Unione Europea per regolare i termini del referendum e definendo una road map per l’indizione dello stesso, oppure se ne laveranno pilatescamente le mani, senza rendersi conto, per giunta, che l’onda grillina, già forte in Veneto, potrebbe presto travolgere tutto e tutti in un oceano di controsensi e di rancorosa inconcludenza?

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di on 15 marzo 2013. Filed under Attualità. You can follow any responses to this entry through the RSS 2.0. You can leave a response or trackback to this entry

3 commenti a In Veneto c’è chi digiuna per il diritto di autodeterminazione. Ascoltateli

  1. Federico Cazzaniga Rispondi

    16 marzo 2013 at 09:59

    Onore ad Anna e a Maurizio, che stanno mettendosi interamente al servizio della libertà di quanti vivono e lavorano in Veneto. Ormai – tra suicidi e scioperi della fame – la politica del Veneto ha sempre di più a che fare con la vita, con difficile arte del sopravvivere in un contesto sempre più ostile e oppressivo. Ormai è chiaro, per continuare a vivere il Veneto deve votare sulla propria indipendenza.

  2. Nicola Busin Rispondi

    16 marzo 2013 at 12:51

    Tutto il nostro sostegno e tutta la nostra ammirazione ad Anna e a Maurizio. E’ la via gandhiana per sensibilizzare le coscienze italiche e soprattutto venete dell’assurda situazione economica e sociale presente ora in Veneto (ma diremo anche in Lombardia). Uno stato usurpatore, repressivo e ora con una percorso peronista/grillino che sta distruggendo un enorme tessuto produttivo nato dall’intelligenza e fatica di tanti imprenditori. Il popolo veneto pare inerme e posseduto da Morfeo: speriamo che con queste eroiche iniziative le coscienze si scuotano. Temo ad ogni modo nella repressione a livello comunicativo degli apparati governativi italici.

    • Khali Rispondi

      17 marzo 2013 at 05:08

      Capisco l’esasperazione di tanti Veneti (ma perche’ non anche di Lombardi o Piemontesi?) di fronte a uno Stato, che non e’ usurpatore (negli anni buoni nessuno si lamentava), ma che da un po’ si sta degradando in modo spaventoso, a causa del prevalere di una tendenza politico-economica distruttiva, e non solo in Italia. Pero’, mi spiace, non do nessun sostegno a questa iniziativa, autolesionista e estranea a qualsiasi tradizione europea. Forse puo’ far comodo al potere, che cosi’ evita proteste piu’ gravi per lui, come scioperi fiscali o simili. La via gandhiana non ha mai avuto successo al di fuori dell’India (e anche li’ solo fino a un certo punto). Vorrei poi conoscere i programmi di questi politici qualora ottengano l’indipendenza.

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