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Fassino affida il portafoglio di Torino a un boss di Equitalia

Gianmarco Montanari, una lunga carriera nell'agenzia, è il nuovo city manager che dovrà far quadrare il bilancio comunale. L'ennesimo esempio di sinistra tassaiola

fassino_festa_unitaIdeata – ahinoi – dall’ex ministro delle Finanze di centrodestra (ma di animo socialista) Giulio Tremonti col nome di Riscossione Spa, Equitalia ha inaugurato la sua liason col centrosinistra quando, nel luglio 2006, il neo-rieletto Romano Prodi le concesse luglio 2006 la possibilità utilizzare i dati in possesso dell’Agenzia delle entrate.

Da quel momento i ruoli si sono invertiti: Silvio Berlusconi ha cominciato a battersi il petto per il (grave) errore compiuto, mentre la sinistra si è guardata bene dall’abolire o ridimensionare la creatura dell’odiato rivale che faceva, in realtà, un ottimo servizio alla propria causa iper-statalista. Non sorprende, quindi, che anche il sindaco di Torino, ex líder máximo dei Democratici di Sinistra, Piero Fassino abbia scelto come city manager di Torino un agente del fisco: Gianmarco Montanari, 40 anni, ex dg di Equitalia Nomos. Si tratta, sia chiaro, di persona preparatissima, plurilaureata e con una lunga esperienza professionale alle spalle, sempre nell’odiata agenzia di riscossione fiscale (prima capo della pianificazione operativa, poi direttore regionale del Piemonte di Equitalia Nord). Il quale ha anche promesso – gliene va dato atto – che prenderà poco più della metà dei compensi del suo predecessore.

Sgomberato qualsiasi dubbio sulla bravura del soggetto c’è però da notare che affidare a una persona che ha sempre lavorato a Equitalia l’arduo compito di riportare i conti in ordine riecheggia, ancora una volta, la profonda vocazione tassaiola della sinistra nostrana.

equitaliaPer sistemare un bilancio pubblico ci sono solo due modi: uno liberale, ridurre le spese, e uno socialista, aumentare le tasse. Un amministratore che voglia seguire con convinzione la prima via non avrebbe certo fatto la scelta del sindaco di Torino. Avrebbe pensato, chessò, a economisti e studiosi classici, di scuola austriaca, convinto della necessità che lo Stato si faccia da parte per liberare le energie del privato (in Italia spiccano, ad esempio, i nomi degli amici Carlo Lottieri, Marco Bassani e Alberto Mingardi). Chi, invece, preferisse la seconda potrebbe benissimo pensare a un economista keynesiano come Giulio Sapelli (convinto che per uscire dalla crisi si debba «Nazionalizzare le banche e il patrimonio delle Fondazioni Bancarie. E finanziare la ripresa di un’economia mista, dove lo Stato conti di più e non di meno») o, meglio ancora, un direttore di un’agenzia specializzata – in senso vampiresco – nella riscossione dei tributi. Montanari sarà anche bravo ma la sua mentalità sarà sempre quella: tassare, tassare e (tar)tassare.

Staremo a vedere come si comporterà, ma con poca fiducia che possa attuare politiche liberali. Del resto le nostre idee derivano dalla nostra esperienza e formazione: e le sue arrivano, direttamente, da un ambiente ideologicamente portato all’imposizione fiscale.

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di on 30 marzo 2013. Filed under Politica. You can follow any responses to this entry through the RSS 2.0. You can leave a response or trackback to this entry

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