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Dio ci salvi dal Comune etico, che ci vuol salvare dai nostri vizi

Molte città lombarde danno incentivi ai locali che non prevedono il gioco d'azzardo legale, alterando così il mercato in base a una valutazione di liberi comportamenti individuali

giocoLa Lombardia ha il record nazionale del gioco d’azzardo (terza industria italiana dopo Eni e Fiat) con una spesa annua di 14,38 miliardi di euro nel 2012. Lo apprendiamo da un articolo sulle pagine lombarde del Corriere della Sera, dai toni inequivocabilmente moralistici fin dal titolo: “Slot, la battaglia (solitaria) dei Comuni”. La battaglia è descritta in questi termini: una contrapposizione fra i Comuni, che cercherebbero di salvare i loro cittadini e lo Stato, che vorrebbe far soldi sull’azzardo. Ma perché i Comuni devono lottare contro una libera scelta dei loro cittadini? Nessuno li costringe a tentare la sorte col gioco d’azzardo. Eppure lo Stato italiano ha definito la dipendenza dal gioco, la ludopatia, come una malattia curabile presso il Servizio Sanitario Nazionale e non come un’espressione del libero arbitrio. Diversi Comuni della Lombardia, lungi dal contrapporsi a questa logica, si stanno semplicemente dimostrando più realisti del re, contribuendo alla rieducazione dei cittadini con una serie di iniziative pubbliche. Che vanno dall’alleggerimento dell’Imu per i bar che non tengono le slot machine (come nel comune di Costamagna, provincia di Lecco), all’adesione a manifesti di lotta al gioco d’azzardo (Monza); dai regolamenti per tenere lontane le macchine “mangiasoldi” da scuole, ospedali e università (Pavia) ai cartelli dissuasori appesi in paese per volontà del sindaco (Villanuova sul Clisi, in provincia di Brescia). Anche il comune di Como, che pure ospita nella sua provincia il casinò di Campione d’Italia (l’unico della Lombardia), sta studiando una serie di incentivi per i baristi che rifiutano le macchinette “tentatrici”.

Il gioco d’azzardo legale, è bene ricordarlo, è un monopolio di Stato. Tutte queste iniziative di lotta al gioco comportano minori introiti o una maggior spesa pubblica a livello locale e nazionale, per contrastare un’attività che era stata ideata proprio per aumentare il gettito fiscale. Ma è talmente forte la tentazione di voler salvare i cittadini dai loro vizi, che lo Stato è disposto a rinunciare a una parte dei suoi stessi introiti. È un bel paradosso anche sul piano morale. Se paghi le tasse provando il brivido del gioco e cercando almeno di vincere un premio (che è e resta un bell’incentivo), è male. Se paghi contro la tua volontà e soffrendo, è bene. In sintesi: devi pagare e soffrire. Meraviglie dello Stato “etico”.

E se provassimo il contrario? Immaginiamo uno Stato che riduce o elimina la tassazione obbligatoria, ma organizza lotterie quale tassazione volontaria. L’idea era venuta a Giacomo Girolamo Casanova (1725-1798), il noto libertino veneziano, che nel 1758 propose e fece accettare la prima Lotteria Nazionale a re Luigi XV di Francia. Allora la Francia era in guerra (contro Gran Bretagna e Prussia) e la Lotteria venne accettata con favore quale integrazione del fisco (al posto di un aumento eccessivo delle tasse) per sostenere lo sforzo bellico. Nell’Italia odierna potremmo concepirla anche come una forma di fiscalità locale: comuni che vogliono autofinanziarsi attraverso le sale da gioco, indipendentemente dal gettito fiscale del governo nazionale.

Per principio, una delle maestre dell’individualismo contemporaneo, Ayn Rand (1905-1982), nata russa e fuggita negli Usa, sosteneva una tassazione unicamente volontaria: «Una lotteria governativa, per esempio, già usata in molti Paesi europei, è un buon metodo di tassazione volontaria», aveva dichiarato nel 1964 al suo intervistatore della rivista Playboy (sì, Playboy non si occupa solo di conigliette, ma anche di filosofia politica). Perché, spiegava la Rand, «Il principio della tassazione volontaria poggia su queste premesse: il governo non è il proprietario di quel che i suoi cittadini guadagnano e, dunque, non può pretendere assegni in bianco su quei guadagni. La natura e le dimensioni dei servizi governativi devono essere definite e limitate dalla costituzione e al governo non deve essere lasciato il potere di espandere i suoi servizi arbitrariamente». In Italia, manco a dirlo, le tasse sono considerate un bene pubblico e il gioco come un male individuale, perché lo Stato è non solo signore, ma anche educatore dei suoi cittadini. Possiede i nostri conti e si ritiene superiore alle nostre coscienze. La Rand ribaltava questo paradigma, affermando che: «Il principio della tassazione volontaria implica che lo Stato sia il servitore e non il signore dei suoi cittadini».

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di on 27 marzo 2013. Filed under Dibattiti. You can follow any responses to this entry through the RSS 2.0. You can leave a response or trackback to this entry

Un commento a Dio ci salvi dal Comune etico, che ci vuol salvare dai nostri vizi

  1. franco C. Rispondi

    29 marzo 2013 at 12:58

    Mi viene in mente, a tal proposito, la legge Merlin. Eliminando la prostituzione legale hanno riempito le strade di mignotte. Se i fanatici del gioco non avranno a disposizione le macchinette al bar, si rivolgeranno al gioco clandestino.
    I mali di questo mondo non si possono eliminare per legge, come si è ormai abituati a credere.
    Di questo passo, per combattere le malattie, si potrebbero chiudere gli ospedali, e per prolungare la vita si potrebbero anche chiudere i cimiteri.

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