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D’Annunzio, o il Vate liberale che non ti aspetti

Gaby01Il 12 marzo di 150 anni fa, a Pescara, nasceva Gabriele d’Annunzio (con la “d” minuscola, come lui usava firmarsi). E dal primo giorno di questo mese, data in cui si celebrava anche la ricorrenza del 75esimo anniversario della morte del “Vate”, al Vittoriale degli italiani, il complesso architettonico situato sulle rive del lago di Garda che ospita l’ultima dimora del poeta-soldato, sono in programma gesti commemorativi e attività culturali.

La figura di Gabriele d’Annunzio, sebbene negli ultimi anni sia stata rivalutata per lo meno sotto il profilo letterario, per troppo tempo è stata vittima di logiche politiche e giudizi faziosi. E non poteva essere diversamente dato che è più o meno ciò che è accaduto anche quando il poeta era in vita. Lui stesso, d’altro canto, si è spesso calato nella parte sia per esigenze economiche sia per alimentare il mito della sua persona. Fatto sta che chi era di sinistra lo accusava di contiguità col fascismo, chi era di destra lo conosceva solamente per aver coniato il famoso acronimo “Memento Audere Semper” della decima flottiglia Mas, mentre i cattolici lo bollavano come l’incarnazione del male per via dei suoi vizi. In pochissimi lo avevano letto, quasi nessuno lo aveva capito. Fortunatamente oggi non è più così e a mente fredda ci si può concentrare anche sugli aspetti meno noti e forse più interessanti della personalità del Vate.

Ad esempio, il lato liberale del poeta. Avete capito bene, liberale. Infatti forse non tutti sanno che nel 1897 Gabriele D’Annunzio fu eletto in Parlamento tra le fila dei liberali. E che, a chi lo accusò di essere troppo di destra, replicò: «io sono al di là della destra e della sinistra, come sono al di là del bene e del male». Un’altra prova dello spirito liberale di d’Annunzio la si ritrova in quella reazione a tutti gli effetti teatrale che ebbe quando in Parlamento si stavano approvando le leggi liberticide che seguirono i moti del pane di Milano e la feroce repressione di Bava Beccaris. Il poeta si alzò dai banchi della destra storica e procedendo verso gli avversari con cui sarebbe andato poco dopo a sedersi disse: «Vado verso la vita».

Anche l’esperienza di Fiume può essere letta come un esperimento sociale, politico ed economico per certi aspetti liberale. E’ vero che la carta del Carnaro, la costituzione scritta dal sindacalista Alceste de Ambris e corretta da d’Annunzio, conteneva alcune eresie per la dottrina liberale come la proprietà privata concepita solo per fini sociali o la struttura corporativistica della società, ma è anche vero che in diversi campi risultò addirittura più moderna e liberale della futura costituzione italiana soprattutto in tema di autonomie locali e libertà in senso lato. Infine, anche il tanto esaltato interventismo del Vate si concretizzo più in gesta di significato simbolico come la beffa di Buccari o il volo su Vienna che in veri e propri scontri militari.

D’Annunzio fu senza dubbio un uomo del suo tempo, ma certamente un precursore della modernità e un amante della libertà.

 

 

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di on 12 marzo 2013. Filed under Attualità. You can follow any responses to this entry through the RSS 2.0. You can leave a response or trackback to this entry

2 commenti a D’Annunzio, o il Vate liberale che non ti aspetti

  1. Francesco Zanaletti Rispondi

    12 marzo 2013 at 15:46

    …allora cominciate con l’accettare con spirito liberale i matrimoni omosessuali e la liberalizzazione delle droghe leggere.

  2. Franco C. Rispondi

    17 marzo 2013 at 15:25

    Abbiate lo spirito ancora più liberale ! Accettate i matrimoni tra uomini e cani e accettate le droghe pesanti !

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