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Utopia. Immaginate una Milano senza Stato né Equitalia

Mi balza il cuore in gola. “C’è una raccomandata per lei” mi dice il portinaio. E il mittente è Equitalia. Oddio! Che cosa ho fatto di male nella vita? Avevo un negozio e mi hanno costretto a chiuderlo. Maledette tasse! Gli studi di settore prevedevano che avrei dovuto guadagnare come un emiro, ma come facevo a raggranellare queste poche misere migliaia di euro, quando c’era già la crisi… Ottantamila euro? Devo pagare allo Stato ottantamila euro?? E da dove sono saltati fuori? La cartella esattoriale parla chiaro. Eppure io non ricordo di non aver pagato così tante rate! Ma che razza di strozzini sono questi?! Ah, pardon, Equitalia è un esattore dello Stato. Lo Stato siamo noi. In teoria. E adesso? Io mi guadagno da vivere 1000 euro al mese, dove li prendo 80.000 (ottantamila!) euro?? Mi vendo gli organi? No, è proibito! Adesso mi porteranno via la casa! La mia casa! Tutta la mia vita! Lo Stato siamo noi, dicono tutti… lo Stato mi sta trasformando un suo schiavo. Faranno di me quello che vogliono…

vision-de-futuro1Giorgio si svegliò sudato. La sua sveglia biologica, che mai sgarrava di un secondo, segnava le sette. Allora era solo un sogno? Si chiese. E si guardò attorno. Era a Milano 10, un sobborgo di lusso nuovo di pacca, contornato dal verde e protetto dalla Securtec, la miglior agenzia di protezione che mai avesse preso piede in Lombardia. L’ultimo furto risaliva a 15 anni prima. Meno male che esiste una realtà, si disse per darsi coraggio e alzarsi dal letto, il cervello massaggiato dalle note di una musica down tempo all’ultimo grido. Per un attimo aveva veramente creduto che i ladri potessero essere mandati dallo Stato, sotto forma di una raccomandata, a portargli via tutto. Devo darci un taglio, alla mia passione per la storia. Guardò fuori dalla finestra: il vicino Luigi portava a passeggio i suoi carlini nel bosco condominiale. Lontano, un treno iperveloce scivolava, silenzioso, sui suoi cuscinetti d’aria. Andava tutto bene. La crisi non c’era. Non c’era da tanto tempo, da quando lo Stato italiano si era dissolto, da quando le grandi corporation avevano preso nelle loro mani la sicurezza e poi tutto il resto. Recessioni e depressioni erano parole del passato, come le carestie. Pensa se nascevo ai tempi dei nonni! si ripeté Giorgio ripensando al suo sogno. Ora doveva concentrarsi sul suo lavoro. Consegnare i suoi programmi di sicurezza mentale agli estoni della SoftCorp, entro una settimana. Attivò ancora la realtà virtuale per immergersi nel mondo del suo software. Ma perché mai vado a fare un sogno simile? Un piccolo segnale luminoso, nella stanza virtuale, gli ricordò qualcosa. Ah ecco! Rimorsi della mia coscienza che riemergono. Doveva pagare la terza e ultima rata alla Securtec. Roba da poche decine di MidasDollar, la moneta emessa dalla Midas Bank. Prese a due mani l’iconcina tridimensionale a forma di forziere, quella del suo conto in banca e trascinò, con la punta di un dito, l’importo sull’icona della Securtec. La prossima volta lo automatizzo, così non faccio incubi prima di pagare. Poi ci ripensò. Anzi, la prossima volta non pago più la Securtec. Un furto in 15 anni è tanto. La prossima rata la pago alla LogicPolice, che non ha mai permesso a nessuno, in 20 anni di storia, di derubare un suo cliente. Pensò ancora al passato, quando era lo Stato, a prelevare forzatamente i soldi per la sicurezza e per tutto il resto. E c’erano molti più crimini, comunque. Ma se non lo pagavi, era lo Stato che ti portava via la casa. Ora era ben sveglio. E gli venne da ridere.

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di on 28 febbraio 2013. Filed under Attualità. You can follow any responses to this entry through the RSS 2.0. You can leave a response or trackback to this entry

2 commenti a Utopia. Immaginate una Milano senza Stato né Equitalia

  1. Marco Bianchi Rispondi

    28 febbraio 2013 at 20:19

    Caro Stefano Magni,
    con questo suo articolo sulla privatizzazione della sicurezza ha superato le idee di Ayn Rand. Come oggettivista convinto mi permetto di dissentire anche se trovo interessante il pezzo molto interessante, visionario e ben scritto.

  2. Federico Rispondi

    28 febbraio 2013 at 21:56

    Caro Stefano Magni,

    sono molto contento che con questo scritto sulla privatizzazione della protezione Lei ha superato le tesi di Ayn Rand in materia. Come libertario convinto apprezzo questa sua evoluzione, e anche la qualità del pezzo, molto stimolante e arguto.

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