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Il Nord è stretto in una tagliola. Si chiama Patto di stabilità

Da Lecco a Lodi a Milano, le giunte ostaggio dello Stato

patto_stabilita«Questo è uno strano Paese che non dà nulla a chi si impegna per far partire le opere fondamentali e premia chi, invece, alimenta gli sprechi e la spesa improduttiva». A dirlo è Daniele Nava (Pdl), presidente della Provincia di Lecco, che ha deciso, insieme all’equivalente Pietro Foroni (di Lodi) di sforare il bilancio. Eppure, tecnicamente, la Provincia di Lecco i soldi per finanziare il prosieguo della nuova statale Lecco-Bergamo li avrebbe: si tratta di 50 milioni depositati alla Tesoreria di Roma, sotto il vincolo del Patto di stabilità (d’ora in poi Pds). Uno strumento di austerity fiscale, utile a contenere spesa e debito, ideata in un’ottica anti-federalista che toglie alle amministrazioni più virtuose – statisticamente del Nord – fondi importanti per gli investimenti.

Ognuna di loro (dai Comuni fino alle Regioni) deve, in sostanza, accantonare una parte di denaro che servirà, poi, per pagare il debito pubblico, in gran parte in capo allo Stato centrale. «Si tratta – commenta Nava – di un insieme di norme assurde che la politica non ha voglia di cambiare. Per lo sforamento di 23 milioni del bilancio la Provincia di Lecco subirà una serie di sanzioni fra cui il taglio del 30% degli emolumenti degli amministratori, il blocco delle assunzioni e la preclusione di nuovi impegni di spesa. Eppure quei soldi li avremmo, potremmo spenderli avanzando ancora 27 milioni».

Lo stesso problema è vissuto dalla Provincia di Lodi il cui presidente Pietro Foroni (Lega) ha sbloccato quasi 5 milioni di euro per proseguire i lavori della tangenziale di Codogno. Parlando del Pds Foroni l’ha definito una «legge kafkiana» che blocca la crescita economica: «Noi dobbiamo rispettare i contratti per dare una boccata d’ossigeno all’economia, visto che per i lavori stradali l’80% finisce a imprese del territorio».

Lo stesso presidente della Provincia di Milano, Guido Podestà (Pdl), si è in più occasioni scagliato contro una norma che «si tradurrà, purtroppo, in minori servizi a favore dei cittadini, veri destinatari di questo penalizzante provvedimento». «Ci troviamo – ha aggiunto – in una fase assurda in cui le amministrazioni sono costrette a trasferire le risorse riscosse sul territorio allo Stato in una sorta di federalismo al contrario che mortifica esclusivamente chi è chiamato a erogare i servizi».

A soffrire di questa forma di federalismo anomalo sono anche le università lombarde che, spesso, si vedono decurtati i fondi risparmiati l’anno precedente. Insomma per fare un esempio se a un ateneo cui spettano 200 milioni ne risparmia 10, l’anno dopo ne riceverà 190. Viceversa, per Costituzione, tutti i “buchi” di amministrazioni, università e società pubbliche sprecone vengono ripianati a suon di milioni.

Ha allora ragione l’amico Marco Bassani quando parla di «rapina fiscale alla Lombardia». Si direbbe di sì se si considera che il sistema centralista o del “federalismo solidale” (che puzza tanto di fregatura) sono, in realtà, tutt’altro che equi.

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di on 22 febbraio 2013. Filed under Economia. You can follow any responses to this entry through the RSS 2.0. You can leave a response or trackback to this entry

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